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Ivano
 
P.S. La precedente (e un po' artigianale) versione del Guest book si trova qui.
  • June 16 7:11 PM
    ti voglio bene nini.
    Sempre.
    In ogni condizione di tempo.
     

Ivano

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July 20

Calma olimpica

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Tra pochi giorni iniziano i giochi della XXIX Olimpiade moderna, che saranno ospitati dalla Cina, dando così il benvenuto ufficiale e definitivo all'ex "Impero di mezzo" nel novero dei paesi che contano. Il mondo è immerso in una straordinaria e surreale "calma olimpica": i grandi temi politici, che tanta eco avevano avuto nei giorni dell'assegnazione dei giochi e, più di recente, del percorso della fiaccola olimpica, sembrano scomparsi dall'agenda politica e mediatica internazionale. Senza volere fare troppo i maestri, giacché qualche magagna in casa ce l'ha anche l'occidente, è però assodato che in Cina vi sono notoriamente dei problemi che, prima di spalancarle le porte, andavano affrontati in maniera più organica: mette conto ricordare quantomeno quello dei diritti umani e quello dell'occupazione militare del Tibet.

Stando ai vari rapporti di Amnesty International, di Reporters sans frontières e di altri organismi indipendenti, la limitazione dei diritti umani in Cina è ancora drammatica. La costrizione della libertà di opinione è altissima: si trovano in carcere (ufficialmente), accusate di reati ideologici, almeno ottanta persone, tra cui numerosi giornalisti e i cosiddetti "cyberdissidenti", coloro i quali hanno usato le tecnologie informatiche per opporsi al giogo della censura; il controllo del governo sui siti internet (complici alcuni dei grandi provider e dei motori di ricerca occidentali) è infatti capillare e asfissiante. Le emittenti radiofoniche e televisive internazionali sono controllate ed eventualmente bloccate e perseguite. Il numero delle esecuzioni capitali è notoriamente il più alto al mondo. Non si conoscono nemmeno i dati precisi, poiché poco o nulla trapela dal muro di silenzio opposto dalle fonti ufficiali, cui contribuisce un'omertosa complicità dei paesi occidentali che nella Cina vedono un importante e appetitoso partner commerciale.

Vi è poi la drammatica questione tibetana: dal 1950 la Cina opprime il Tibet, regione che non le apparteneva storicamente e che è stata presa manu militari. Da  allora il Tibet è soggetto, oltre che ad una ferrea occupazione, ad un'odiosa, atroce e sistematica pratica di pulizia etnica: il governo centrale infatti promuove e foraggia il trasferimento di cittadini di etnia cinese in Tibet, in maniera tale che, nel corso di quasi sessant'anni la popolazione tibetana si trova ridotta a contare meno della metà dei residenti effettivi nella regione. Nei film, nei libri, nei discorsi pubblici, siamo tutti bravi a condannare questa condotta barbarica quando praticata da nazisti o stalinisti, un po' meno quando si tratta di cinesi (o turchi, preziosi alleati della Nato, quindi intoccabili, responsabili di almeno un paio di genocidi negli ultimi cento anni). La meschinità degli interlocutori occidentali li ha portati infatti a guardarsi tra di loro in cagnesco, attendendo che qualcuno facesse la mossa elegante di ritirarsi dalla concione per applaudirlo pubblicamente e poi avvantaggiarsene nascostamente.

Probabilmente pensare ad un boicottaggio di massa delle Olimpiadi sarebbe stato pretendere troppo: queste erano cose che si facevano soltanto quando gli eventi da sabotare erano organizzati dai comunisti, brutti, sporchi e cattivi (anche se, da qualche parte, mi pare di avere letto che anche il governo della Cina è espressione di un partito comunista). È vero però che dalla comunità internazionale si poteva pretendere qualcosa di più che una semplice tirata di orecchie ai vertici cinesi dicendo loro: "Birichini... non fatelo più", e l'occasione per farlo, tutti assieme e con una tempistica ben definita, poteva essere il periodo di avvicinamento alle Olimpiadi. Si sarebbero potute porre con forza sul tappeto tutte le questioni aperte: quando, nel 2001 il Comitato Olimpico, all'atto dell'assegnazione, dichiarò "Affidando a Pechino la responsabilità dell'organizzazione dei Giochi olimpici, contribuiremo allo sviluppo dei diritti umani nel Paese", si sarebbe potuta fissare una tabella di marcia, con delle tappe intermedie nel corso delle quali verificare il progressivo miglioramento della situazione. Ma non è stato fatto praticamente nulla. Tutti i paesi che normalmente tuonano contro gli "stati canaglia", che fanno la voce grossa con la Corea e con l'Iran, non si sono peritati di tacere nei confronti della Cina. Non si può chiaramente scatenare un conflitto con quella che ormai è una vera e propria superpotenza, ma l'occasione dei giochi poteva essere un ottimo strumento di pressione, pacifica ma forte e sistematica.

In ultimo, si è persa finanche l'occasione di salvare le apparenze boicottando simbolicamente la cerimonia di apertura. Tra quelli che parevano intenzionati in un primo momento a comportarsi in questa maniera vi era il presidente francese Sarkozy, che però, alla fine, ha annunciato la sua presenza ipocritamente dichiarando che "non si possono boicottare 1,2 miliardi di cinesi".

Essendo mancata la risposta politica, come spesso accade, la voce della coscienza ha trovato dei portabandiera nei movimenti artistici ed intellettuali. Recentemente il Théâtre du Soleil, storico gruppo teatrale d'oltralpe, ha realizzato, in collaborazione con Reporters sans Frontières e alcuni dissidenti cinesi e tibetani, una serie di video per sensibilizzare politici, atleti e gente comune ai problemi di Tibet e diritti umani. Ariane Mnouchkine, fondatrice del Théâtre du Soleil, ha dichiarato, in risposta all'osservazione di Sarkozy: "Questa è disonestà intellettuale: il boicottaggio non sarebbe stato al popolo, ma ai dirigenti cinesi. Che sui diritti umani hanno fatto mille promesse, senza mai rispettarne alcuna".

Di seguito propongo i tre video, caricati dallo stesso TdS su YouTube. Il primo è un video dedicato a tutti gli spettatori dei giochi, il secondo agli atleti ("Non è ancora troppo tardi per capire e per scegliere") e il terzo è chiaramente destinato ai politici in generale e alla coppia presidenziale francese in particolare.

 
      

       

       

July 16

Il dittatore

Periodicamente sento il bisogno di riprendere dallo scaffale alcuni degli ispirati gioielli letterari che hanno popolato le mie letture di tanti e tantissimi anni fa. Tra i titoli che ritornano ci sono spesso "I cinque libri" di Gianni Rodari. Rodari è stato un geniale visionario: come un impressionista, sapeva rendere le sfumature dell'animo con pochi ed ispirati tratti di pennello. Come i grandi, sapeva parlare di grandi cose con piglio ispirato e leggerezza. La mia edizione Einaudi, impreziosita dai superbi pastelli di Munari, completa l'opera.

Per tutto il tempo in cui ho scritto il post sui "motori tricolori" e talora, quando salgo sulla mia macchina e ne leggo il nome sul portellone posteriore, "Punto", inizia a ronzarmi in testa questa filastrocca, recentemente musicata dai Mercanti di Liquore con evidente riferimento a qualcuno che ricorda molto da vicino il bizzoso ed arrogante protagonista...

Il Dittatore

Un punto piccoletto,
superbioso e iracondo,
" Dopo di me - gridava -
verrà la fine del mondo! "

Le parole protestarono:
" Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e basta,
e non è che un Punto-e-a-capo".

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Da "Filastrocche in cielo e in terra" (1960)

July 11

Io so' io...

In questi giorni di lodo, rispolveriamo pure un vecchio sempreverde di Giuseppe Gioacchino Belli. Sarà anche qualunquismo...

Li soprani der monno vecchio,
sonetto 361 - 21 gennaio 1832

C'era una vorta un Re che dar Palazzo
mannò fora a li popoli st'editto:
"Io sò io, e voi nun zete un cazzo,
sori vassalli buggiaroni, e zitto.

Io fo dritto lo storto e storto er dritto:
pòzzo vé nneve a tutti a un tant'er mazzo:
io, si ve fo impiccà, nun ve strapazzo,
ché la vita e la robba io ve l'affitto.


Chi abbita a sto monno senza er titolo
o de Papa, o de Re, o d'Imperatore,
quello nun pò avé mai voce in capitolo".

Co st'editto annò er boja pe curiero,
interroganno tutti in zur tenore;

e arisposeno tutti: "È vero, è vero"
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Da questa pagina vi potete scaricare gratis e legalmente buona parte dell'opera di Belli. Fateci un salto. Animoticon
July 08

Non è detto che sia tardi se non guardi che ora è

Prima del temporale

Questo fiume silenzioso
che ci porta più lontano,
non sarà percorso invano
se tu partirai con me.

Se la notte si avvicina,
io ti voglio avere sveglia;
sulla luce che ti abbaglia
io ci metterò un foulard.

Ci sarò, quando vorrai chiamarmi
io verrò e per addormentare te
io ti potrò cantare quello che vorrai sentire.
Ci sarò, prima del temporale
io verrò. Per ripararti sulla via
io ti potrò coprire ed aspettare il sole che verrà;
non avremo freddo più.

Mentre passano stagioni
che trascinano ricordi,
non è detto che sia tardi
se non guardi che ora è.

Tra i percorsi accidentati
che ci possono cambiare,
c'è una foto da guardare:
quelle facce siamo noi.

Ci sarò, dentro alla nostra stanza
ti dirò tutte le favole che so,
ma le farò cambiare
inventando un lieto fine.

Ci sarò, prima del temporale
porterò questo impermeabile che ho
e ci nasconderemo ad aspettare
il sole che verrà;
non avremo freddo più.

Ci sarò, prima del temporale
riuscirò a rimanere qui con te.
Io resterò in silenzio ad aspettare
il sole che verrà;
non avremo freddo più,
non avremo freddo più.

Parole: Enrico Ruggeri - Musica: Luigi Schiavone
Album: Peter Pan (1991)

July 01

"Magnaccia"

Il dito e la luna. Un noto aforisma sostiene che quando il dito indica la luna lo sciocco guarda il dito. L'attenzione della gente infatti è spesso sviata da cose minori, in quanto più vicine, tralasciando di considerare i problemi sostanziali e ben maggiori che stanno sullo sfondo. Così è avvenuto in questi giorni per la grottesca vicenda delle telefonate intercorse alcuni mesi fa (e pubblicate in settimana dall'Espresso) tra la persona che è l'attuale presidente del consiglio italiano, Berlusconi, ed alcuni personaggi in vista del mondo dello spettacolo.

Non so se il contenuto delle telefonate sia rilevante ai fini penali: stabilirlo è compito della magistratura. Sicuramente è rilevante ai fini etici, aspetto che un politico non dovrebbe mai ignorare e sul quale l'opinione pubblica dovrebbe sempre mostrare il massimo dell'intransigenza. In questa pantomima silviesca le azioni sconvenienti ai fini etici sono almeno due. Da un lato vi è il tentativo di piazzare delle signorine di bella presenza in qualche posticino remunerativo della televisione pubblica. La televisione pubblica è, appunto, pagata da tutti gli italiani indistintamente attraverso la gabella del canone, odiosa ma egualitaria. È curioso - naturalmente è solo un modo di dire - che a spingere per questo bieco uso della RAI sia la persona che possiede l'altra metà dell'etere e che, volendo, potrebbe usarsi le sue, di reti televisive, per piazzarci i raccomandati. Anche se, a ben pensarci, forse l'ha già fatto... Basta vedere la parata di cognomi in forza ai TG Mediaset per rendersene conto, e questi sono solo i casi più ragguardevoli e visibili. La raccomandazione, se fosse il caso di specificarlo è una pratica decisamente diffusa ma particolarmente odiosa, poiché mira ad aggirare qualsiasi selezione compiuta in base al merito, ché altrimenti, se merito e capacità vi fossero realmente, non se ne vedrebbe la necessità. Se serve specificarlo, un Paese dove il merito si è perso nelle brume è un Paese destinato alla deriva, ad una progressiva, inevitabile, decadenza.

Ma soprattutto, l'aspetto che dovrebbe valere la condanna unanime della nazione, e che invece passa sotto silenzio, è che tutto questo balletto avveniva con l'esplicito fine di ingraziarsi un certo numero di senatori dell'allora maggioranza di centrosinistra. I senatori che Silvio cercava di circuire erano dunque i patrocinatori di queste signorine. Scopo dell'azione era quello di determinare una caduta del governo Prodi (che poi è caduto benissimo per i fatti suoi, senza bisogno di senatori e di veline varie: è bastato un mastella qualsiasi). Naturalmente questa manovra sarebbe avvenuta in barba al voto degli elettori, che per Sua Silvità è sacro e viene brandito di fronte a stampa, giudici ed avversari solo quando è in gioco la stabilità della sua augusta poltrona. Di passaggio mi domando anche se, a fronte di un'eventuale caduta del governo cagionata da questo alambiccare nascosto, si sarebbe parlato di "ribaltone" oppure ci si sarebbe inventati la storia della "salvezza della nazione", o di chissà quale altra lepidezza.

Ora, di fronte a questo sconcio, la stampa italiana, asservita o meno, compiacente o meno, non ha trovato di meglio che scandalizzarsi per l'"ennesima violazione della privacy" accaduta con la pubblicazione delle conversazioni o per l'epiteto che Di Pietro ha rivolto al premier. Il dito e la luna, come si diceva.

Ma su questo aspetto preferisco rinviare al bell'editoriale pubblicato da Paolo Flores d'Arcais sul sito di MicrOmega. Il direttore della rivista si produce in una condivisibile reprimenda al "Corriere della Sera", reprimenda tranquillamente estendibile alla gran parte della stampa italiana. Gli cedo la parola perché riassume ed esprime meglio di quanto avrei potuto fare io lo sdegno e le perplessità nei confronti di questa vicenda ai limiti del grottesco...


“Il Corriere della Sera”, ovvero due pesi e due misure

di Paolo Flores d'Arcais

Il Corriere della Sera spara in prima pagina un titolo a cinque colonne: "Berlusconi, l'insulto