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January 29 FaberNel mese di gennaio di qualche anno fa ci lasciava Fabrizio De André, uno degli spiriti più sensibili del panorama musicale e letterario italiano. Non voglio qui celebrare l'anticonformista, o l'antiborghese, ché si rischia sempre di scadere nel luogo comune e nella celebrazione della ribellione in quanto tale. A mio avviso, al di là dell'inesauribile estro letterario, il merito più grande di De André è stato il rivisitare personaggi della storia, della letteratura e della religione dando loro uno spessore umano che millenni di salmodie non sono riusciti - e non riusciranno - ad eguagliare. Il lamento di Maria sotto la croce del figlio morente è uno dei vertici poetici più intensi che mi sia mai capitato di ascoltare. "Piango di lui ciò che mi è tolto, le braccia magre, la fronte, il volto, ogni sua vita che vive ancora, che vedo spegnersi ora per ora". [...] Per me sei figlio, vita morente, ti portò cieco questo mio ventre, come nel grembo, e adesso in croce, ti chiama amore questa mia voce. Non fossi stato figlio di Dio, t'avrei ancora per figlio mio" Ma nell'adolescenza che ha formato la mia passione politica, non posso scordare quell'inesausto canto di battaglia che è "Il testamento di Tito", che nella versione suonata con la PFM ho ascoltato sino a consumare la cassettina acquistata nel 1990 e poi, se possibile, il compact disk. La ribellione del ladrone irredento, che in croce accanto a Cristo inveisce contro i dieci comandamenti, la crudele legge umana dettata da un credo tribale ed eternata dalla malafede del potere, culmina in un crescendo che mi ha sempre commosso. Il ladro, che per sua stessa ammissione non ha mai provato dolore né rimorso per le sue azioni, trova nell'umana, umanissima morte di Gesù il vero motivo di redenzione. Per credenti e non credenti. Con Lupo Alberto di Silver (un altro compagno della mia adolescenza), celebro a modo mio l'anniversario della scomparsa di un artista che ci manca. E non posso non riconoscermi nel Lupo-Silver che, nel passaggio finale della canzone, si arresta nel cantare perché il groppo in gola non gli permette altro. Alla faccia della razionalità. ![]() January 24 Pirateria sì, pirateria noLa nostra corte di cassazione negli
anni recenti non si è certo distinta per la qualità di alcune sue
sentenze, però questo di cui riporto il link è un pronunciamento senza
dubbio destinato ad imprimere una svolta alla becera equiparazione tra
chi si copia qualche file con un pappone o uno spacciatore
incallito. http://tinyurl.com/2k9z3s ![]() In sostanza, vi si dice che il 'risparmio', garantito dal duplicare un prodotto coperto da copyright anziché acquistarlo, non è equiparabile al lucro garantito dalla indebita commercializzazione dello stesso prodotto, ed è quello che io sostengo da un po'. Attenzione, si legga bene: nessuno dice che è giusto eccetera eccetera. E' solo una questione di proporzioni: chi copia un programma o un dvd non è il delinquente che ti ruba la borsa, il telefonino e ti tromba la nonna, e pertanto non si merita le pene detentive previste dal nefando decreto Urbani e ventilate dall'odiosissimo spot della SIAE. Orbene: la sentenza in oggetto si riferisce ad un'azione perpetrata prima dell'entrata in vigore del decreto Urbani. Lascio ai più esperti di diritto le considerazioni tecniche sull'eventuale 'favor rei', se del caso, e mi limito ad osservare che in tutti i modi, almeno il principio è passato. Stiamo ora a vedere se il legislatore correrà a metterci una pezza, prono in maniera bipartisan al volere delle multinazionali che hanno dettato il citato decreto. Dopo aver detto quello che c’è da dire sulla pirateria, però, la seconda parte del mio discorso consiste in una forte critica nei confronti delle case di produzione, che spesso hanno un ricarico indecente sui costi effettivi di produzione di un cd rom o di un album musicale. Se si comportassero diversamente, con una politica di prezzi più onesti, sicuramente la pirateria avrebbe minore gioco. Tanto per fare un esempio: acquisto molti cd prodotti dal "Manifesto". Sono tutti prodotti originali, non sono ristampe o compilation, e sono di artisti di prim’ordine, non di giovani che hanno bisogno di farsi conoscere (Daniele Sepe, Aires Tango, Riccardo Tesi, Yo Yo Mundi…) e costano otto euro. Personalmente non credo che né la casa discografica, né gli artisti ci rimettano di tasca propria per fare un favore all’umanità. Questo dimostra che è una cosa fattibile: in più io, per principio li ho sempre acquistati originali, non me ne sono mai fatto copiare nessuno, né ne ho mai masterizzato alcuno per altri. Continuando le considerazioni personali: quando lo scoprii mi colpì molto sapere che i dvd pirata sono tutti region free. Be', a me sembra una scelta razionale: io non pensavo che fosse tecnicamente possibile, credevo che i vari standard regionali non si "parlassero" tra di loro, e che fosse necessario un ulteriore passo nell’evoluzione tecnologica per poter avere uno standard unico. Se fare un'edizione senza regione di appartenenza è tecnicamente possibile, evidentemente manca la volontà di chi le produce. Son queste considerazioni che mi lasciano perplesso di fronte alla pirateria: i pirati, tutto sommato, si dimostrano più intelligenti dei produttori ufficiali. Chiaramente hanno un vantaggio competitivo rispetto ai produttori ufficiali: possono permettersi prezzi migliori perché non assolvono i diritti d'autore, inoltre sfornano prodotti spesso inguardabili. A questo possiamo porre rimedio diffondendo la sensibilità nei confronti del prodotto originale, poiché è giusto che chi ha compiuto uno sforzo creativo ne sia ricompensato. Il riconoscimento del diritto d’autore mette il creatore nelle condizioni di poter proseguire il proprio lavoro. I prodotti originali, in più, garantiscono sempre una maggiore soddisfazione estetica rispetto ai prodotti piratati. Inoltre i prodotti pirata (dal cd masterizzato che compri dall’ambulante per strada ai dvd della Daito Anime importati da HK) muovono un giro d’affari abbastanza losco. Quindi, finché si tratta di diminuire l’immenso profitto monopolistico di Microsoft, ho pochi rimpianti. Però, in generale alimentare questo commercio significa anche arricchire o ampliare il giro d’affari di società dalla moralità perlomeno discutibile. Nella migliore ipotesi (dvd e altri prodotti falsificati col beneplacito della legge cinese) questa produzione rovina tante aziende italiane che non possono reggere una concorrenza che pratica prezzi stracciati; nella peggiore alimenta commerci di contrabbando di varia natura… Io non riesco proprio a pensare: "Ma chi se ne importa: non saranno certo i miei venti euro che cambiano le cose…", perché è proprio la sensibilità personale di ciascuno la leva da utilizzare per scardinare questo meccanismo perverso. Però c’è un fatto oggettivo: i pirati occupano moltissimi settori del mercato che le produzioni originali trascurano per negligenza. La storia recente dei prodotti Ghibli o – per parlare di un autore a me caro – di Go Nagai, lo dimostra ampiamente. Gli appassionati per molti anni si sono trovati nelle condizioni di non potere avere accesso ai loro manga ed anime preferiti per una politica di colpevole assenza dal mercato dei distributori giapponesi. Abbiamo avuto per tanti anni la Dynamic Italia che ha strombazzato le uscite prossime venture per lasciarci sistematicamente a bocca asciutta, mentre il suo corrispettivo giapponese rimaneva arroccato in un'aristocratica impenetrabilità. Voglio segnalare un’ultima beffa: la Emi (e credo altre case) sta applicando ai suoi cd in uscita un sofisticato sistema antipirateria, che impedisce la duplicazione dei cd o la loro trasformazione in mp3. Ebbene, questo sistema rende impossibile o difficoltosa la lettura del cd su molti dei lettori più vecchi e che, per opinione comune, peggiora la qualità dei suoni riprodotti. Puniti gli onesti: anche in questo caso c’è qualcosa che non va… Non sarebbe il caso di cambiare politica? January 07 La pouding à l'arsenicSono cresciuto a latte e Asterix. L'appuntamento con i lungometraggi classici del guerriero gallico sono stati per tutta la mia infanzia sinonimo di Natale: le feste non erano feste senza l'abbuffata 'Asterix il gallico', di solito, la vigilia, 'Asterix e Cleopatra' (a Natale) e 'Le dodici fatiche di Asterix, utile a digerire gli avanzi di santo Stefano.
La genialità e le gag partorite dalla fertile mente di Goscinny e Uderzo mi hanno accompagnato per lunghi anni, anche quando l'appuntamento, dapprima fissato su videocassetta e poi su dvd, ha perso parte della sua magia. Putroppo, cosa che vale per molte delle cose che ho amato nel corso degli anni, devo scontare la superficialità e, di conseguenza, la trascuratezza, di chi - ritenendola roba per bambocci - non ha pensato di degnare Asterix di edizioni decenti, sia per quello che riguarda gli albi, sia per l'home video. Relativamente a quest'ultimo capitolo, va segnalata l'oscena edizione della Eagle video, che ha partorito degli orribili dvd senza la lingua originale, senza contenuti speciali (e vabbe') ma, soprattutto, cosa per me particolarmente odiosa, con il formato cinematografico delle 'Dodici fatiche' orrendamente mutilato ai lati per ridurlo ai 4:3 della televisione, cosicché in qualche scena si vede un personaggio che parla col bordo dello schermo... che gli risponde! Potrebbe essere Godard, se fosse voluto, invece è solo una schifezza.
Gli albi a fumetti invece da molto tempo avrebbero bisogno di una seconda edizione critica. A parte il fatto che quelli che si trovano in libreria hanno prezzi sempre più esosi (possibile che non se ne possa fare un'edizione economica brossurata come in Francia e in tutti gli altri paesi? Quanto dovranno lucrarci ancora!?), le storie stampate negli albi tuttora in vendita sono le stesse versioni uscite all’epoca e mai sottoposte ad un lavoro di editing.
Vi si ritrovano numerosi svarioni di traduzione e persino degli errori di ortografia mai corretti nelle numerosissime edizioni successive (ricordo con raccapriccio in 'Asterix e l'indovino' un "innoquo" - scritto con la "Q"!). Inoltre andrebbe compiuta una seria revisione dei nomi propri di persone e luoghi, che spesso contengono gustosi giochi di parole che nella traduzione una volta su due vanno perduti perché il traduttore di turno si limita ad un pedissequo lavoro di traslitterazione. Uno dei pochi che ci hanno provato in passato è stato l’ottimo Marcello Marchesi, grande umorista italiano (vi dice niente la battuta: "Anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano"?) che tradusse con piglio ispirato i primi cinque o sei albi del guerriero gallico. Gli stessi personaggi, poi, in albi diversi hanno nomi diversi, talora tradotti, talaltra no: "Querelcontrix", tradotto in "Asterix gladiatore" resta "Querorcontrix", come nell’originale, in "Asterix e i belgi". Caius Ottusus, presente in "Asterix gladiatore" è "Caius Obtus" in "Asterix e il giro di Gallia", e così via. Un vero peccato, perché contribuisce a sminuire la portata unitaria della grande opera del geniale René Goscinny. Dopo questo po' po' di polemica, chiudo con la mia citazione preferita, da "Le dodici fatiche d’Asterix". Il delegato di Cesare, Caius Pupus, illustra ad Asterix e Obelix la prima delle dodici fatiche alle quali dovranno sottoporsi per dimostrare di essere pari agli dèi. Si tratta di batter un olimpionico in una gara di corsa. Caius Pupus: - Allora, per la prima prova, vi prego di seguirmi. Ecco Merinos, arriva da Maratona: ha battuto tutti quanti ai giochi d’Olimpia. È più rapido d’un cavallo, ed è ancora più rapido del vento quando soffia nella tempesta. Uno di voi dovrà batterlo nella corsa. Obelix: - Vacci tu Asterix: tu sei più rapido di me, più rapido del cavallo che soffia nella tempesta! Ancora una cosa: parte della riuscita dei primi tre film di Asterix vanno senz'altro allo splendido spunto musicale di Gérard Calvi, autore e direttore delle musiche. Tra le sue invenzioni a mio avviso più geniali vi è la canzoncina "Le pouding à l'arsenique", cantata dai due cattivi di Asterix e Cleopatra mentre preparano un dolce avvelenato che, secondo il loro piano scombinato, dovrà fare incriminare i galli. In italiano in molti ricordano: "Dentro un grande pentolon/ metto zampe di scorpion..." La riporto in home nella straordinaria versione dei 'Colocs', un gruppo canadese dalla breve e sfortunata parabola sul quale tornerò magari in futuro. La loro interpretazione riflette tutta l'energia e la carica innovativa che sapevano infondere nelle loro canzoni.
![]() LE POUDING À L'ARSENIC
Dans un grand bol de strychnine Diluez de la morphine Faites tiédir à la casserole Un grand verre de pétrole - Je vais en mettre deux!
Quelques goûtes de ciguë
De la bave de sangsue Un scorpion coupé très fin - Et un peu de poivre en grain - NON! - Ah, bon... Émiettez votre arsenic
Dans un verre de narcotique Deux cuillères de purgatif Peu faites bouillir à feu vif -Je vais en mettre trois!
Dans un petit plat à part
Tiédir du sang de lézard La valeur d'un dé à coudre
- Et un peu de sucre en poudre! - NON! - Ah, bon... Vous versez la mort aux rats
Dans du venin de cobra Pour adoucir le mélange Pressez trois quartiers d'orange - Je vais en mettre un seul!
Décorez de fruits confis
Moisi dans du verre de gris Tant que votre pâte est molle - Et un peu de vitriole!
- NON! Ah, oui! - Aaah... Je savais bien qu' ça serait bon. Le pouding à l'arsenic, nous permet ce pronostique
Demain sur les bords du Nil Que mangerons les crocodiles Que mangerons les crocodiles DES... GAU... LOIS January 04 Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare - 3L'interrail 1997 è stato il primo che ho compiuto in coppia con Eliana: ci siamo caricati la nostra tenda in spalla e abbiamo girovagato per i campeggi dell'Europa centrale, toccando Monaco, Norimberga, Rothemburg, Augsburg, Dresda, Berlino, Danzica, Varsavia, Cracovia e infine Budapest.
Vorrei dedicare più tempo alla memoria di quel viaggio, il primo di tante vacanze assieme. Mi contento per il momento di rimirare qualcuna delle fotografie e di rammentare alcuni dei divertenti incontri fatti in quei giorni: Mirko e Federica, torinesi simpaticissimi, in vacanza con il taxi di lui, nonché i camperisti Gianna e Beppe, lui 'romano de Roma' e lei dagli affettati modi aristocratici, sempre in cerca di improbabili chincaglierie antiquarie, tra cui le mitiche tazzine di 'SissieCeccoBeppe'. Un'altra esperienza da portare nel cuore.
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