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    October 15

    Lo sguardo degli altri

    Amo la lingua e la cultura francesi, e da quasi due settimane sono in Auvergne dove sto frequentando un corso di lingua francese. L'ambiente è quanto di più cosmopolita e stimolante si possa immaginare: il confronto e lo scambio con le vite, il pensiero, le esperienze di persone e culture diverse sono all'ordine del giorno. Viste da qui, lette sui quotidiani francesi e sulla stampa internazionale, commentate con gli amici tedeschi, coreani, greci, francesi, norvegesi o indonesiani, le notizie di casa nostra appaiono ancora più grottesche.

    Va da sé che nessuno dei loro paesi è immune da tare, ma dovreste vedere quanto stride con l'immagine che costoro hanno dell'Italia. Esatto: non siamo solo "pizza, mandolino, mafia", ma neppure solo "ponte dei sospiri, torre di Pisa, opera lirica", come qualche spirito semplice, pur desideroso d'interloquire, tenta di compiacermi quando scopre che sono italiano. C'è anche - chi se l'aspettava? - la conoscenza precisa di un popolo che appare come colto e simpatico. Un popolo, soprattutto, che ha sempre fatto dell'ironia un articolo da esportazione: c'è chi conosce Fellini e chi apprezza Calvino, c'è chi ha ascoltato Crêuza de mä o Via con me, o chi adora il sorriso istrionico e triste di Mastroianni. E ora, in tanti sono stupiti dalla piega che sta prendendo il razzismo nel nostro paese ma, ancor più, dal fatto che la popolazione italiana pare disinteressarsene.

    L'ho detto e lo ripeto: la sola istituzione di un "commissariato speciale all'emergenza rom" è una cosa che mi fa rabbrividire. Già la semplice scelta del nome - "emergenza" - è sintomatica di un certo modo di vedere le cose, teso magari a diffondere una paranoia, o a crearla dove non ce ne sarebbe bisogno. Ma il punto è: dobbiamo risolvere i problemi (di ordine pubblico, di igiene, di scolarità) che eventualmente si creino di volta in volta con gli zingari e tutti gli altri o dobbiamo trattare gli zingari stessi come un'emergenza? La creazione di un'entità che individua le persone non in ragione di ciò che fanno - base del diritto occidentale da almeno duecento anni a questa parte - ma in base a ciò che sono è di per sé aberrante. No, perché allora in questo caso gradirei una maggiore onestà: la si smetta per favore di dire che si fanno le cose per il loro bene, perché non è vero. È solo per la nostra meschina paura che prendiamo le impronte digitali ai rom, solo perché non vogliamo gli arabi in classe che ne istituiamo di separate: ce ne importa assai della loro scolarità.

    Le sparate di Bossi e Borghezio vengono rubricate dai media italiani come folklore, guardate quasi con simpatia, quantomeno con indulgenza. Intanto ammazzano un ragazzo nero a bastonate, gridandogli "Negro di merda", ma tanto l'aggravante del razzismo non c'è, perché gli assassini non erano iscritti né formalmente simpatizzanti di alcun movimento politico xenofobo. Menano uno studente di colore davanti all'università, ma sono ragazzate. Fanno alzare a cazzotti una ragazza marocchina perché sul bus si è seduta su un posto che, nel loro delirio, era "riservato agli italiani", ma è un episodio di bullismo, che c'entra il razzismo?

    Nel 1938 tutti erano d'accordo. Chi se ne fregava: bene che andava si incamerava qualche possedimento degli ebrei, si liberava qualche posto all'università. Male che andava, a noi non capitava niente. Salvo poi, nel 1945, scoprire che tutti, in fondo (molto in fondo), erano contrari: allora condanniamo i fascisti, diamo una pedata nel sedere al re che ha firmato il decreto e siamo a posto con la coscienza, vero?

    La Germania, che nello stereotipo di molti è ancora la sola responsabile della Seconda guerra mondiale, fa costantemente i conti col proprio passato nazista: lo si studia a scuola, lo si rimastica e ridigerisce in continuazione. Non vi è nulla di rimosso, nulla di non detto. Noi invece, che eravamo altrettanto colpevoli (solo, peggio organizzati), cosa stiamo aspettando: che si inizi a vedere fuori dalle vetrine la scritta: "Questo è un negozio ariano" per concludere che sono tornate le leggi razziali? Che attendiamo? Che ci si presenti qualcuno in fez e in orbace per dedurre che questo modo di agire è fascista? Dobbiamo sempre e solo categorizzare e condannare a posteriori? Mai una volta che ce ne accorgiamo subito?

    October 02

    Il carrozzone Italia

    Renato Brunetta, neoministro della funzione pubblica, nel consueto vuoto di notizie determinato dalla stagione estiva e in mancanza del delitto dell'estate, ha dilagato sugli italici (asserviti) mezzi di comunicazione.
    Brunetta ha annunciato con parole tonanti di voler fare piazza pulita dei fannulloni della pubblica amministrazione (di seguito "p.a."). E bravo. Chi si può opporre ad un piano del genere? Chi potrebbe levarsi e dire: "Non è vero, nella
    p.a. non vi sono sprechi"? Ben venga: una riduzione degli sperperi è auspicabile; la valorizzazione del merito utile come l'aria che respiriamo. E su questo, senza ironia, sono d'accordissimo anch'io, a partire dai tempi della coraggiosa riforma operata dall'allora ministro Bassanini. Fossi nei panni dei rappresentanti sindacali della p.a. sarei prontissimo a sedermi a un tavolo per discutere nel merito l'applicabilità della proposta.

    Il problema non sono certo gli obiettivi da raggiungere, che sono chiari a Brunetta probabilmente quanto lo erano a quasi tutti i precedenti ministri della funzione pubblica. È il modo.

    E quindi via: primo provvedimento: a chi si ammala decurtiamo in maniera proporzionale parte dello stipendio per i primi dieci giorni di malattia. Alla faccia di cento anni di diritti dei lavoratori. Alla faccia dell'eguaglianza tra cittadini. Via: secondo provvedimento: l'orario di reperibilità in caso di visita fiscale va dalle otto alle venti, con un'ora di pausa pranzo a mezzodì, incluse le festività. Questa non si chiama reperibilità: si chiamano arresti domiciliari. A quando l'obbligo di firma in commissariato? Via, terzo provvedimento: nella p.a. un nuovo assunto solo ogni dieci pensionati. Traduzione: nella
    p.a. ci sono il decuplo delle persone effettivamente necessarie.

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    Un sostenitore del ministro Brunetta ha anche aperto una pagina a lui dedicata su Facebook pubblicando la stessa foto (ritoccata) di almeno quindici anni fa che compare nel sito del ministro, ritratto in cui Brunetta assomiglia un po' al Big Jim della pubblicità che c'era in ultima pagina del "Topolino" di quando ero piccolo. Coerente col piglio populista del politico supportato, alla voce "Attività" si trova scritto, letteralmente: "Attivo da sempre nelle battaglie riformiste. Colui che smantellerà il Carrozzone Italia!!!!" Con quattro punti esclamativi.

    È divertente (inquietante?) leggere i messaggi lasciati dagli utenti nella bacheca del ministro: serve effettivamente ad avere il polso al paese. Così avviene di leggere messaggi curiosi, come quello dell'utente GianMaria Bazan, che riporto integralmente (errori di battitura compresi): "Caro Ministro. Sono un suo fan sfegatato. Ma sulla cosa dei chirurghi e andato fuori le righe. Purtroppo, non e cosi facile valutare le prestazione di un chirurgo. Mio padre ha svolto con successo la professione per più di 40 ann (ora e quasi in pensione) ed ha salvato migliai di vite operando con successo in molti casi delle situazione che sembravano disperate. Naturalmente aveva un tasso di mortalità legegrment superiore ai suoi collechi un po meno bravi che non avevano le caapacita/ la volntà di intervenire in situazioni cosi drammatiche. Continui a ben operare contro gli sprchi ed i privileggi del settore pubblico. Un consiglio pero, non assuma gli attegiamenti populistici alla Di Pietro.
    Saluti. Un suo ammiratore sfegatato."
    E bravo GianMaria: forza ministro, metta in atto tutte le sue riforme tranne questa, che guarda caso tocca da vicino me o un mio parente prossimo.
    Naturalmente la motivazione c'è, ed appare anche sensata e condivisibile. Allora, caro GianMaria, e tutti gli altri "fan sfegatati" del ministro, non vi può balzare in mente che di motivazioni buone ce ne siano anche altre, anche altrove solo che voi non le conoscete per il semplice fatto che non ci avete mai pensato?

    Ancora: l'utente
    Marco Morelli si lancia in una richiesta audace: "Ministro, li vogliamo sciogliere questi sindacati per favore??? Non ne posso piu'." Meno male che ha chiesto per favore. Quando verranno a randellarci ci chiederanno cortesemente di scoprirci il capo, promettendoci di non farci troppo male.

    Ma ora, tornando a ragionare nel merito del problema, mi chiedo: che senso ha continuare a rivolgersi in maniera indistinta a tutta la p.a., includendo in un unico calderone ciò che funziona e ciò che non funziona? Le eccellenze e gli abissi? Le virtù e gli sprechi? Senza entrare in dettagli troppo tecnici vorrei riportare un paio di semplici dati: a prescindere dalle considerazioni sul livello qualitativo, presso la regione Sicilia prestano servizio circa 5.000 dirigenti a fronte di 6.000 dirigenti per tutta la p.a. centrale.
    In regione Veneto vi sono 48,5 dipendenti pubblici ogni mille abitanti residenti, in
    Lombardia 43,9 ; nel Lazio e nella Val d'Aosta ce ne sono 76,2: quasi il doppio1. Se calcoliamo l'incidenza dei dipendenti pubblici sul totale dei lavoratori occupati, in Lombardia siamo al 10,63%, in Calabria al 25,77%2. In entrambi i casi significa che la p.a. Lombarda soddisfa le stesse esigenze, svolge gli stessi compiti di quella del Lazio, della Val d'Aosta o della Calabria facendo conto su circa la metà del personale di queste regioni.

    Se ora si ordina alla p.a., indistintamente, di ridurre i propri ranghi, la Calabria, la Sicilia e la Valle d'Aosta avranno ampi margini di "dimagrimento". Le regioni Lombardia e Veneto probabilmente avranno qualche difficoltà in più a svolgere le loro funzioni, visto che già lavorano con un organico ridotto (e, a parere di molti, funzionano meglio).
    "Non c'è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali tra disuguali". Don Milani pensava ad altro, ma questo suo noto detto si adatta bene anche al nostro caso.

    Tirando le somme, vengono in evidenza almeno due considerazioni: una sui mezzi ed una sui fini (reali). Per quanto riguarda i primi, anche il buon Brunetta appare adeguarsi alla strategia comune al resto di questo governo che consiste nel puntare molto sul cosiddetto "effetto annuncio" ("Spariti i rifiuti da Napoli!"; "Obbligatorio il grembiule a scuola!"; "Multe a clienti e prostitute!"
    3). Sparate roboanti, stampa e giornalisti che applaudono compiacenti, qualche provvedimento palliativo e basta così. Perché non si vuole arrivare allo scontro frontale, perché non si vogliono incomodare clientele politiche a cui fa del tutto comodo che la situazione rimanga tale.
    Ma, per quanto concerne le reali finalità da raggiungere, siamo proprio sicuri che si avrà la coerenza di andare a toccare la regione Sicilia, importante serbatoio di voti berlusconiani e feudo del fedele alleato
    Raffaele Lombardo? Non credo. Al massimo, si potrà sempre provare a delegittimare un po' l'amministrazione pubblica nel suo complesso, sottraendo al contempo del personale anche laddove questo serve davvero o è ben impiegato. Così facendo si creeranno le condizioni perché la maggior parte dei servizi gestiti dalla p.a. venga esternalizzata, avendo cura che finisca nelle mani giuste. E chissà che l'obiettivo finale non sia proprio questo.

    Chiudo cedendo la parola a mio fratello, che mi ha segnalato l'esistenza della pagina di Brunetta su Faccialibro e che ha ben pensato di lasciare sulla bacheca del ministro un commento geniale. Questo:

    Ho deciso di diventare un supporter del ministro Brunetta perché è sempre meglio spronare chi si è accorto di avere capito come funziona il sistema Italia. Lodo la sagace intelligenza del Ministro il suo acume, la sua intraprendenza e la sua strategia.
    Ma, senza avere la pretesa di intromettermi nel metodico lavoro di "smantellamento del carrozzone Italia", mi permetto di ricordargli un antico adagio: dato che il mondo è sempre stato in mano ai furbi, tutta questa sagacia, non è che possa creargli un conflitto di interessi?

    Spero che le innovazioni arrivino e siano congrue alle esigenze, poiché le modifiche sono più che necessarie. Ma noi chiediamo EQUITÀ, Signor Ministro, non piazza pulita. Una piazza pulita non può far altro che accogliere un altro carrozzone di un altro circo, con altri pagliacci e buffoni pronti a dare spettacolo. E se così dev'essere, spero che i nuovi buffoni siano meno tristi dei vecchi.

    Marcello

    Postilla: La cosa un po' inquietante - ma, se vogliamo, in linea con tutto il resto - è che il commento riportato sopra, il cui tono, linguaggio e contenuto tutti possono valutare, è stato cancellato dopo un giorno dal moderatore del gruppo, il Sig. Alessandro De Chirico (se volete sapere chi è, leggete qui, ma tenete pronti i fazzoletti perché la pagina è vagamente deamicisiana).
    Non essendo un intervento volgare, stupido o minaccioso dobbiamo dunque concludere che questo gruppo esiste solo per ospitare i commenti di torme di esaltati che scrivono "10, 100, 1000 Brunetta!".
    Anche le vignette che prendono in giro la sua statura vanno bene al Grande Moralizzatore: del resto hanno un po' il senso liberatorio dei lazzi del buffone di corte che, essendo l'unico a poter dileggiare il re faceva credere anche agli altri che la cosa fosse permessa; oppure come le grida di scherno che i legionari veterani potevano indirizzare a Giulio Cesare durante la cerimonia del "trionfo", che avevano finalità apotropaiche e beneauguranti.

    Ma le critiche, quelle fatte nel merito, quelle non vanno bene
    ? Ma non si era deciso di aprirsi alla valutazione? Il valutatore non vuole forse essere valutato?
    E poi, nella pagina di presentazione, non c'è forse scritto: "Orientamento politico: liberale"? A casa mia i "liberali" erano un'altra cosa...
    Qualche tempo fa avevo sentito qualche autorevole esponente del centrodestra (Tremonti) prodursi in una citazione particolarmente originale: "Non sono d'accordo con quello che dici ma mi batterò perché tu possa esprimerlo". Ma lì si parlava del papa che, poveretto, non aveva potuto/voluto parlare all'università La Sapienza e quindi, privo com'è di tribune da cui esprimere il suo pensiero, andava difeso. Non è esattamente il modello di "dialogo" che ho in mente. Questa gente mi fa paura.
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    Note

    1 Dati 2005, in : G.Tr. "Per funzionare lo Stato sborsa il doppio dei comuni", Il Sole-24Ore del 10.03.2008

    2 Dati della Ragioneria generale dello Stato riferiti al 2005. Rielaborazioni a cura di Italiannetwork.it e M. Marcantoni e V. Veneziano, "Primo rapporto sulla dirigenza nelle regioni e nelle province autonome", Franco Angeli editore, 2007.

    3 Sull'argomento vi invito a leggere questo illuminante intervento di Marco Travaglio.