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    March 19

    Emmenez-moi

    Sono giorni di lavoro intenso, nei quali purtroppo non solo non riesco ad aggiornare il mio blog come e quanto vorrei, ma spesso non ho neppure il tempo e la calma per ascoltare il rumore dei miei pensieri. Allora, per conciliare il sonno o per rallentare i ritmi frenetici della giornata, a sera, anziché leggere, come di consueto - troppo stanco - ascolto musica e mi lascio cullare dolcemente in lontananza.

    Ho così avuto il piacere di scoprire con calma nuovi artisti vecchi, nomi del passato che non mi avevano mai suggerito alcunché, o che avevo trascurato. Colpevolmente trascurato, certo, ma tant'è.

    Dunque: mercé anche il corso di francese che sto frequentando da un paio d'anni, mi sono dato all'ascolto di alcuni nomi d'oltralpe (e, quando si tratta di canadesi, anche d'oltreoceano). Oltre all'immancabile Edith Piaf e ai Colocs cui già ho fatto cenno, ho scoperto, e ne sono stato conquistato, la magica voce e la personalità carismatica del piccolo grande armeno, Charles Aznavour. "Aznavoice" lo chiamano, con un rimando all'altra notissima 'voice', Frank Sinatra, ma trovo che Aznavour abbia qualcosa di più e di diverso del sempreverde italoamericano buono per tutte le stagioni politiche ed artistiche. Nelle musiche e nei testi di Aznavour incontro una grazia ed un'ironia tutte francesi: le parole non sempre sono scritte da lui, ma un'impronta artistica comune è in ogni caso ravvisabile in buona parte della sua produzione. Le tematiche affrontate spesso non sono né facili né scontate. Il raffronto che mi sorge più immediato è con la coeva canzone italiana degli anni Cinquanta e Sessanta, dove affrontare argomenti come il sesso, l'alcool, il disagio sociale era decisamente impensabile. Certo, c'erano qualche Sergio Endrigo e qualche Fabrizio De André, ma si trattava di artisti di nicchia, esplosi solo quando il nostro paese si è trovato ad affrontare una determinata fase politica e sociale, non prima e non indipendentemente da questa.

    Aznavour invece era notissimo, riempiva i teatri e spopolava per radio. Sarò io che forse sono troppo innamorato della Francia e dei francesi, ma credo che questo sia l'ennesimo segno di una sensibilità artistica superiore.

    La canzone che mi ronza in testa da qualche giorno, assieme a "Mes emmerdes", è questa "Emmenez-moi", dal ritornello facile ed orecchiabile e dal testo che parla di uno scaricatore di porto che sogna i paesi esotici da cui partono le navi cariche di frutta che giungono al suo porto, sotto il "cielo del nord", da sempre unico panorama della sua vita.

    Emmenez-moi

    Vers les docks où le poids et l'ennui
    Me courbent le dos
    Ils arrivent le ventre alourdi
    De fruits les bateaux

    Ils viennent du bout du monde
    Apportant avec eux
    Des idées vagabondes
    Aux reflets de ciels bleus
    De mirages

    Traînant un parfum poivré
    De pays inconnus
    Et d'éternels étés
    Où l'on vit presque nus
    Sur les plages

    Moi qui n'ai connu toute ma vie
    Que le ciel du nord
    J'aimerais débarbouiller ce gris
    En virant de bord

    Emmenez-moi au bout de la terre
    Emmenez-moi au pays des merveilles
    Il me semble que la misère
    Serait moins pénible au soleil

    Dans les bars à la tombée du jour
    Avec les marins
    Quand on parle de filles et d'amour
    Un verre à la main

    Je perds la notion des choses
    Et soudain ma pensée
    M'enlève et me dépose
    Un merveilleux été
    Sur la grève

    Où je vois tendant les bras
    L'amour qui comme un fou
    Court au devant de moi
    Et je me pends au cou
    De mon rêve

    Quand les bars ferment, que les marins
    Rejoignent leur bord
    Moi je rêve encore jusqu'au matin
    Debout sur le port

    Emmenez-moi au bout de la terre
    Emmenez-moi au pays des merveilles
    Il me semble que la misère
    Serait moins pénible au soleil

    Un beau jour sur un rafiot craquant
    De la coque au pont
    Pour partir je travaillerais dans
    La soute à charbon

    Prenant la route qui mène
    A mes rêves d'enfant
    Sur des îles lointaines
    Où rien n'est important
    Que de vivre

    Où les filles alanguies
    Vous ravissent le cœur
    En tressant m'a t'on dit
    De ces colliers de fleurs
    Qui enivrent

    Je fuirais laissant là mon passé
    Sans aucun remords
    Sans bagage et le cœur libéré
    En chantant très fort

    Emmenez-moi au bout de la terre
    Emmenez-moi au pays des merveilles
    Il me semble que la misère
    Serait moins pénible au soleil...