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    March 31

    Gioco IQ geografico

    Ragazzi, questo giochino mi tira scemo! È troppo divertente! A bocca aperta

     
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    March 30

    Il votometro

    Come al solito, in prossimità delle elezioni fioccano i consueti giochini della vicinanza politica a questo o quel partito. Io ne ho sperimentato qualcuno... Quello fatto meglio mi è parso questo.
    Di seguito il mio risultato. Provate anche Voi! Sorriso

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    March 27

    Si può fare - 2

    I ragazzi del circolo 02PD di Milano hanno realizzato questo piccolo capolavoro, con un budget di 65 euro, tante idee e una buona dose di ironia...
    Si può fare!

     
    March 26

    Si può fare

    Dlin dlon! Consigli per le prossime elezioni del 13 e 14 aprile:

    Si può fare!

    (foto dal blog di Vinicio Peluffo)

    Chi ben comincia...

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    Versione indigena rhodense Sorriso

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    March 22

    Odette Toulemonde

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    Difficilmente perdòno ad un libro o un film di avermi fatto commuovere: passato il momento del sussulto, cerco sempre di riprendere il mio contegno da intellettuale da strapazzo, bollando come sottocultura tutto ciò che ha smosso le mie corde emotive. Ma qui non ce la faccio, non posso, non sarebbe onesto. Questo film di una grazia lieve mi ha davvero coinvolto, ammaliato direi.

    Secondo un meccanismo noto soprattutto agli appassionati di animazione del sol levante, la produzione italiana ha pensato di chiosare il titolo per l'italico spettatore che evidentemente si suppone stupido o sempliciotto, non in grado di capire da solo il contenuto di un film, e si è scelto di chiamare "Lezioni di felicità", come una muccinata qualsiasi, questo piccolo gioiello che in Francia portava semplicemente il nome della protagonista: "Odette Toulemonde".

    Eric-Emmanuel Schmitt è uno scrittore e drammaturgo notissimo Oltralpe, dove le sue pièces occupano i principali palcoscenici da una quindicina d'anni. Da qualche anno si è dato anche al cinema: è alla sua terza prova importante come sceneggiatore dopo "Le libertin" (che non so neppure se da noi sia arrivato), e il riuscito "M. Ibrahim e i fiori del Corano", ma all'esordio come regista per la celluloide, pur avendo alle spalle diverse esperienze teatrali.

    La vicenda narrata è quella di una commessa di grande magazzino il cui destino si incrocia in modo rocambolesco con quello di un grande scrittore che sta attraversando un periodo difficile. L'incontro tra i due mondi, si capisce, non potrebbe essere più stridente: da un lato abbiamo una situazione di quasi sottoproletariato urbano (pochi soldi, scarsa cultura), dall'altro un intellettuale colto e ricco. Ho svelato i primi dieci minuti della storia: di più non dico per non guastare la visione a chi si sentisse di scegliere questo film straordinario per passare una sera o un pomeriggio del week end pasquale.
    Mi limito ad osservare come la situazione affrontata sia potenzialmente molto pericolosa, dal punto di vista narrativo, intendo, e come - probabilmente - un qualsiasi regista italiano dell'attuale generazione lo avrebbe affrontato con una buona dose di paternalismo, di "povero è bello", di dignità degli umili e altri simili luoghi comuni a buon mercato.

    E poi mi si domanda perché preferisco il cinema francese... Perché è onesto e, soprattutto, ironico ed autoironico - e fatto con le idee. Questa pellicola è tutta giocata muovendosi in bilico tra il paternalistico e il kitsch, avendo da una parte il baratro della moralina facile e dall'altro i buoni sentimenti, ma senza mai, dico mai, cadere nello scontato o nel banale. L'ironia, il divertimento, l'inatteso la fanno da padroni.
    Catherine Frot, l'Odette del titolo, poi, è bravissima: che tipo di lavoro abbia fatto sul personaggio e quanto lo abbia interiorizzato lo si capisce da come saltella nei primi minuti del film, da come si muove, da come per tutta la pellicola gestisce la sua fisicità in modo quasi teatrale e, anche in questo caso, senza strafare, ma sempre mantenendosi tra le righe, mai sopra. Aggiungeteci un efficace commento musicale di Nicola Piovani ed avrete davvero il quadro di un'operazione ben riuscita.

    Se, come può essere, non avevate mai sentito parlare di questo film o, come posso anche immaginare, avevate scelto di non vedere una pellicola dal titolo (italiano) così idiota, mi permetto di suggerirvi di ripensarci...

    March 05

    Silvio propheta in patria

    Silvio Berlusconi ieri aveva pronosticato una finale di Champions Milan-Real Madrid.
    Se le sue previsioni sono tutte così, possiamo iniziare a credere nella vittoria elettorale...


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    Persepolis

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    Chi ha letto la graphic novel di Marjane Satrapi non rimarrà deluso: "Persepolis", che giunge in Italia con colpevole ritardo rispetto alle uscite estere è un film straordinario. Per una volta, nonostante si tratti di disegni animati, la distribuzione non ha puntato sul pubblico infantile ma, anche in forza della fama del fumetto, si è rivolta all'effettivo pubblico di elezione: quello adulto.

    Il lungometraggio – mercé anche la presenza dell'autrice in qualità di co-regista – rispetta appieno lo spirito dell'originale rispetto al quale si concede solo lievi scostamenti, dovuti al fatto che la bande desinnée era uscita a puntate e quindi la narrazione cinematografica, seguendone la traccia in maniera troppo rigorosa, rischiava di rimanere parzialmente sfilacciata. Chi ha divorato le vignette di Satrapi, ritroverà la stessa capillare narrazione della penetrazione quasi casuale dell'oltranzismo religioso nell'Iran del dopo scià, gli stessi volti barbuti ed inquietanti, proverà lo stesso disagio per i soprusi perpetrati dai fanatici.

    È noto che quella dell'autrice non è una narrazione dal taglio schiettamente politico, ma semplicemente il racconto di vita vissuta da una posizione di osservatore, se così si può dire, privilegiato. Nonostante ciò Satrapi non manca di profondità, né nei personaggi che fa vivere nelle sue tavole (e poi sullo schermo), né nell'analisi della situazione sociale, politica e religiosa del suo paese, né – ed è forse la parte più interessante e coinvolgente – nel suo descriversi deracinée, straniera dapprima in terra straniera e poi in patria. Persepolis rispetta lo schema letterario del più classico dei romanzi di formazione: si incrociano trent'anni di storia pubblica e privata; ai momenti cupi e drammatici si alternano scene e trovate di grande umorismo. Insomma, ci si diverte in maniera intelligente, si pensa, ci si appassiona: nessuno dei novantaquattro minuti della pellicola risulta noioso, pesante o fuori posto.

    La pellicola è realizzata con una tecnica animativa solo apparentemente povera, che riprende gli stessi volti e tratti stilizzati del fumetto, aggiungendo delle soluzioni cinematografiche intelligenti e inedite, che vi si sposano perfettamente e integrano la narrazione. Sono tutti da vedere i flashback del passato riprodotti ad imitazione delle miniature dei manoscritti, o le intelligenti e ritmatissime sfumature “a nero” che intendono significare il passaggio da un capitolo all'altro della narrazione, rimandando direttamente alla scansione fumettistica del racconto.

    Insomma, da vedere assolutamente prima che si accorgano che è un film troppo intelligente e lo rimuovano dalle patrie sale per attentato alla stupidità nazionale!