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March 31 Niente sesso, siamo italianiA Novara i genitori degli alunni di una quinta elementare sono insorti contro una maestra, rea, a loro modo di vedere, di avere tenuto una lezione di educazione sessuale con terminologia troppo esplicita (Cfr. la notizia sul sito della Repubblica). Si tenga presente che la maestra, come lei stessa ha dichiarato e come tutti i protagonisti della vicenda hanno riconosciuto, non ha agito di propria iniziativa ma si è semplicemente limitata a rispondere a domande dirette poste dagli alunni nell'àmbito di una lezione appositamente dedicata al tema. Dopo aver ascoltato diligentemente la storiella delle api e dei fiori, evidentemente, i pargoli hanno deciso di chiedere lumi sul piercing intimo e sul sesso orale. Dal punto di vista pedagogico la maestra ha adottato a mio modo di vedere una condotta corretta, rispondendo senza reticenze, al fine di non generare nei minori un'insana curiosità nei confronti del sesso, solitamente preludio ad una sessualità immatura e deviata. Apriti cielo. Mamma mia, i nostri bambini che ancora odorano di latte, le nostre tenere creature che non hanno mai sentito nessuna parola più spinta di "pisellino" e "patatina"!. Sarebbe il caso che questa gente scendesse dalla pianta: che gli piaccia o no tra due o tre anni i loro pargoli andranno in giro con il culo fuori dai calzoni e poco dopo quei calzoni se li caleranno del tutto nei cessi di qualche discoteca. Almeno gli allievi di questa maestra lo faranno con qualche consapevolezza e non con informazioni distorte, raccolte sottovoce dai compagni più grandi o apprese chissà come dalle riviste per adolescenti o, peggio, da qualche film erotico. Naturalmente, nessuno di questi fenomeni di genitori si è posto il problema di come e quando i loro angioletti abbiano maturato quelle curiosità che hanno con naturalezza e fiducia manifestato alla propria insegnante. Nessuno di questi pessimi educatori si è fatto uno straccio di esame di coscienza, pensando che i dubbi dei loro ragazzi possano avere origine nella pessima vita dei loro genitori, fatta di televisione infarcita di veline scosciate che si producono in abbondanti ed espliciti movimenti pelvici, o che possano aver interpretato in malo modo i silenzi imbarazzati e i risolini dei propri parenti non appena determinati temi venivano sfiorati. Inutile dire che questo è il modo migliore per crescerli in una sessualità distorta e morbosa, nella pessima cultura tutta latina del "si fa ma non si dice", degli stupri consumati tra le mura domestiche, dei guardoni, dei pornomani, degli assetati di sesso, dei puttanieri devoti, praticanti, divorziati ma ferventi e accorti selezionatori di quella parte delle sacre prescrizioni che fa al caso loro. In una parola, degli italiani. March 24 18 primari: obiezione di coscienza contro la legge CalabròDal sito di "Micromega"
Appello ai parlamentari (e ai loro colleghi)
Ai Parlamentari e Senatori della Repubblica Italiana,La scienza medica ha sviluppato negli ultimi decenni apparecchiature ed acquisito conoscenze che permettono il prolungamento della vita anche in condizioni che naturalmente porterebbero alla morte.
March 22 Lettera aperta all'appassionato d'animazione giapponeseOspito volentieri la lettera aperta scritta dall'amico Gualtiero 'Shito' Cannarsi, chiedendo a chiunque la legga di diffonderla a sua volta (con la preghiera di non alterazione del testo, come da richiesta dello stesso autore). Si tratta di una questione importante in realtà non solo per l'animazione giapponese ma per compiere uno dei tanti piccoli passi per la diffusione di un prodotto artistico e culturale nel nostro Paese. Ivano Sito web ufficiale italiano del film 'Ponyo sulla scogliera' di Miyazaki Hayao: http://www.luckyred.it/ponyo/ Caro amico, come probabilmente già saprai, questo fine settimana vede l'uscita nelle sale cinematografiche italiane del film ‘Ponyo sulla Scogliera’, ovvero la versione italiana di ‘Gake no Ue no Ponyo’, l'ultimo film dello Studio Ghibli firmato da Miyazaki Hayao. Più che parlare del valore della pellicola, cosa per cui ci saranno di certo tempo e spazi futuri, vorrei ora provare a farti riflettere su una questione ben più urgente. Ovvero: questa uscita cinematografica rappresenta un'occasione unica non solo per 'Miyazaki in Italia', non solo per lo 'Studio Ghibli in Italia', ma per la salute di tutto il settore dell'animazione giapponese in Italia. Perché? E' molto semplice. Sin dalla 'seconda invasione' di anime (e manga) nel nostro paese, ovvero quella avvenuta all'inizio degli anni novanta, non si è mai riusciti a fondare in Italia un reale zoccolo di cultura di settore. Questo significa che, dai novanta a oggi, i manga e gli anime hanno avuto un loro piccolo 'boom di nicchia', che ha provato a espandersi commercialmente, fallendo nel diventare mainstream, e ora siamo agli sgoccioli. Questo proprio perché non si è mai pensato, né si è mai riusciti, a fondare in Italia un'onesta cultura di settore. Quindi la nicchia è stata prosciugata, e ora è in secca. Ho personalmente vissuto tutte queste fasi sia da appassionato che da addetto ai lavori, perché c'ero personalmente, in prima linea, nel corso di tutta questa evoluzione. E non è nulla di originale. Così capita nei mercati di nicchia quando non fondando realmente nulla di subculturale, si cerca a un dato momento di spaccare la nicchia per mera ragione economica: non funziona. E' evidente che manga e anime non saranno mai moduli espressivi realmente di massa in Italia, e non credo lo si dovrebbe neppure auspicare. Tuttavia, senza fondare una solida base culturale anche di un settore 'medio piccolo', la sua nicchia muore, muore commercialmente perché non riesce né a mantenersi, né soprattutto a rinnovarsi. Tuttavia, fondare una cultura di settore è la cosa più difficile, perché richiede due elementi che difficilmente si associano: l'intento culturalizzante/artistico E un serio e oculato investimento di risorse economiche. Ed eccoci giunti al punto: perché l'uscita di ‘Ponyo sulla Scogliera’ rappresenta un'occasione reale, e perché altre uscite non erano altrettante occasioni? E' presto detto. Da un lato, un'uscita artisticamente impeccabile, ma economicamente misera, non muove nulla. Non vi è un investimento serio, e quindi neppure la visibilità mediatica reale del prodotto è tale da raggiungere nuovi fruitori. All'opposto, anche la diffusione commercialmente sovraesposta di un prodotto di gran visibilità, ma tuttavia non culturalmente rispettoso della sua eredità culturale originale, non crea nulla, perché non comunica nulla di vero al pubblico. Uscite cinematografiche come quelle di ‘Ken’ o ‘Lupin’, quindi, non significano nulla. Sono solo delle operazioni di 'passa alla cassa', fatte per spremere i residui nostalgici di personaggi già noti e amati. Lavori realizzati col minimo investimento possibile per massimizzare il guadagno al più possibile. Prendi i soldi e scappa. Taglia e brucia. Uscite invisibili apparse sull'onda di distriduzioni straniere, come quelle dei film di Kon Satoshi (‘Tokyo Godfathers’, ‘Paprika’) non significano evidentemente nulla. Il mercato dell'home-video è ormai pressoché esploso, vive di sola grande distribuzione 'squarciata', ovvero di merchandise a basso costo da edicola o cestone di centro commerciale. Questa è l'attuale situazione dell'animazione giapponese in Italia. In questa situazione, ‘Ponyo sulla Scogliera’, un film inedito, esce al cinema in Italia in duecento copie. Per intenderci, sono più copie di quelle di ‘The Millionaire’, il campione degli Oscar di quest'anno. Non solo. Esce in duecento copie con una localizzazione italiana fedele all'originale, dove il bambino protagonista, un bambino giapponese, viene chiamato 'Sosukechan', dove si parla -con naturalezza e normalità- di Dea Kannon e di Urashima Taro, perché è un film giapponese ambientato in Giappone. Ed è un film per bambini, ovvero i soggetti ideali per il fondamento di una nuova cultura. Oltre alle duecento copie, c'è la serietà di un distributore, la Lucky Red, che ha investito grandemente e intelligentemente su questo film. E' innanzitutto il terzo film Ghibli che distribuisce, sempre con serietà. Presentato a Venezia, con l'autore giunto in Italia. Ottenendo grande riscontro di critica, cosa che si è rispecchiata in tutta la stampa nazionale, dai giornali quotidiani, alle riviste di settore, ai telegiornali più in vista. Molte iniziative pubblicitarie sono state varate a latere dell'uscita del film: un concorso sul sito Lucky Red, uno sul sito Cartoon Network, uno sul sito di Nanoda. Molto, molto lavoro è stato profuso SIA dal punto di vista commerciale, SIA dal punto di vista artistico e culturale, intorno a ‘Ponyo sulla Scogliera’. Per questo è un'occasione unica. E per questo credo che proprio in questo momento, chi si vuole chiamare "un appassionato di animazione giapponese" dovrebbe saper premiare tanto sforzo e tanta cultura profusa dalla Lucky Red in questo settore che noi diciamo di amare. Il modo per farlo è, chiaramente, andare al cinema e portare amici e parenti al cinema, spingerli al cinema a vedere quello che è un magnifico film, il film dell'autore di animazione giapponese che -anche e soprattutto e innanzitutto in giapponese- è a giusto titolo ritenuto il simbolo e l'erede della tradizione animatoria nipponica. Soprattutto quando Lucky Red ha già dichiarato la sua intenzione a distribuire l'intero catalogo dei film di Miyazaki nei CINEMA italiani, e di distribuirli nella totale fedeltà artistica e culturale agli originali, questa è un'occasione irripetibile, venutasi a creare per una serie tanto lunga di coincidenze tanto fortuite che sarebbe persino noioso stare qui a elencarle. Ma è forse la rara, unica occasione di fondare una onesta, modesta ma VERA cultura dell'animazione giapponese in Italia, e spero solo di essere riuscito a comunicare questo obiettivo dato in tutta la sua poderosa e onesta realtà. Perché ho scritto questa lettera aperta non da addetto ai lavori, ma da appassionato di animazione giapponese, proprio come il suo ideale ricevente. Sono personalmente coinvolto nella realizzazione dell'edizione italiana di 'Ponyo sulla Scogliera', ma non sono un dipendente della Lucky Red. Non trarrò alcun beneficio economico dall'eventuale successo di 'Ponyo sulla Scogliera', e siccome per deontologia professionale io lavoro sempre alla paga minima sindacale del settore (doppiaggio), nulla cambierà nella mia sfera economica personale. Scrivere questo è per me umiliante (è sempre umiliante parlare di denaro quando si ha in mente l'arte), ma mi preme davvero che l'onestà di questo scritto sia palese anche al lettore più diffidente, quindi non esiste ora per me neppure nessuno orgoglio, nessuna dignità. C'è qualcosa di più importante di me, ed è esattamente l'occasione di cui ho parlato. Sono quindici e più anni che opero in questo settore, e da più di una decade lamento la mancanza di una cultura specifica di questo settore. Nessuno ha mai realmente investito nulla per crearla. Le fiere sono sempre state sterili o quasi. Tutti gli agenti del settore o erano chiusi in una nicchia, o speravano in una gallina dalle uova d'oro che non è mai esista, e tutti gli sforzi miei e di pochi altri appassionati professionali si sono sempre persi così, in questa ineluttabile mancanza. Siccome ora potrebbe, forse per la prima volta, essere diverso, io spero davvero che chi ama ritenersi un appassionato di animazione giapponese in Italia sappia sentire la semplice responsabilità anche solo della propria passione. Spero che questa lettera sia stata letta e non fraintesa. Spero che questa occasione non sfumi nella tipica abulia del sedicente appassionato italiano. Amichevolmente, l'appassionato di animazione giapponese Gualtiero Cannarsi, March 19 L’addio in versi (e laico) del poeta Valerio Magrelli al Partito democraticoRiporto dal sito Micromega on-line una "poesia da congedo" del poeta Valerio Magrelli e una breve riflessione sul valore dell'etica laica in politica che sento di condividere nel profondo. Lineamenti di topologia politica: Sartor Resartus. Indovinello (11, 8) Un bel paio di guanti, ma fallati (o fatati?): [Soluzione: bipolarismo italiano] Ho scritto questa poesia cinque anni fa, quando, lavando i piatti, mi accorsi che un guanto sinistro, se rovesciato, diventa destro. È una di quelle proprietà trasformazionali analizzate dalla topologia, disciplina che studia forme e figure sottoposte a particolari mutamenti. Dal punto di vista politico, però, la cosa mi è apparsa chiara solo nei giorni scorsi. Solo dopo la resistibile ascesa di Dorina Bianchi a capogruppo della Commissione Sanità del Senato, ho capito quanto i miei versi fossero stati atrocemente profetici. Ai tempi del governo Prodi, beata innocenza!, mi sembrava giusto scandalizzarsi per l’ipocrisia di una sinistra che accettava una scuola privata finanziata dal denaro pubblico. Chi avrebbe immaginato cosa sarebbe successo di lì a poco? È successa semplicemente un’infiltrazione batteriologica. Mentre tutti pensavano che il nuovo Pd avrebbe dovuto conciliare laici e cattolici (cattolici come Pietro Scoppola, Rosy Bindi o Ignazio Marino), una forma di vita inattesa e letale si è inserita all’interno del nuovo organismo, devastandolo: i clericali. Certo, l’azione del Vaticano ha svolto un ruolo importante. Ma questo non spiega l’invasione dei baccelloni giganti, ultracorpi politici inseriti nell’opposizione italiana per minarne l’unità. Con il loro arrivo, la fede si è trasformata da scelta individuale in strumento di sopraffazione. Mirabilmente sfruttato dalla maggioranza, il caso Englaro ha svelato l’anima nera, violenta, vendicativa, prevaricatrice, di ogni santa inquisizione, il gusto inebriante per la conversione forzata: “Non mi basta decidere per me, voglio farlo anche per te. Voglio che tu sia libero di ubbidirmi”. Ed eccoci al capolavoro conclusivo: nelle scuole di Roma, agli studenti di ogni cultura e religione, è stata inflitta per legge la dieta quaresimale. Poco importa che sia stata la maggioranza a imporre questo scempio: i nostri teodem non avrebbero potuto fare di meglio. E allora ciao, Dorina, ti saluto. Se ci sei tu, non posso esserci io, io che (anatema!) credo nel diritto dell’individuo all’autodeterminazione. Ti saluto, Pd, ma a malincuore, e spero, un giorno, di tornare a votarti, quando la squadra dei tuoi baccelloni avrà fatto ritorno al suo pianeta. dal blog di Maus March 17 Notizie col preservativoDal "Corriere" del 17.03.2009 "AIDS - Già durante il volo, il Papa ha parlato dell'epidemia di Aids nel continente africano: «Non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi» ha dichiarato il pontefice. Benedetto XVI ha indicato come unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità." “Rinnovo
spirituale e umano nella sessualità”? Boh. Verrebbe voglia di chiedergli cosa sta dicendo, o se sta
scherzando. Alzi la mano chi ha capito cosa voleva dire. Ah, ma certo: si
parla come sempre dell’astinenza: in duemila anni non gli è ancora venuta
un’idea migliore. Avete L’Aids? Non scopate. Avete qualche intolleranza
alimentare? Non mangiate. Siete paralitici? Non vi muovete. Invece questi africani ostinati si muovono e, tu guarda, muoiono. Intendiamoci: il papa ha tutto il diritto di dire quello che pensa, ci mancherebbe, anche se nel complesso non credo che gli manchino i pulpiti (letteralmente) da cui esprimersi. Naturalmente se lo dice deve anche essere pronto ad accettare la critica e il dibattito anche se pare che, da Pio IX in poi, questo fatto gli vada un po’ stretto. Va notato, peraltro, che il noto giornale cerchiobottista dà la notizia "col preservativo", riportando come sintesi: "Benedetto XVI in Camerun: «Contro l'epidemia da Hiv non bastano i preservativi»". Non è vero; non ha detto che "non bastano": ha detto che "non servono", e c'è una bella differenza. Non si può e non si deve tacere il fatto che il papa abbia ribadito con forza, proprio all'inizio del suo discorso, un concetto negato da quasi tutta la scienza e la politica: "il preservativo aumenta i problemi". Allora, visto che a qualcuno piace usare le parole forti, se i medici e il padre di Eluana Englaro sono degli "assassini", perché le loro azioni hanno determinato la morte di una persona, cosa si dovrebbe dire di Sepp Ratzinger le cui parole (non secondo me, ma secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità) determinano ogni anno decine di migliaia di morti per epidemia? March 16 Demonizzatoridi Marco Travaglio Nell’ultimo anno il cavalier Benito Berlusconi ha comunicato che: 1) la sua Augusta Persona non può più essere sottoposta a processo penale, qualunque reato commetta; 2) se una sentenza della Cassazione non gli garba, lui la cambia per decreto; 3) se il capo dello Stato non firma il decreto, è un ostacolo alla governabilità; 4) se la Costituzione gli impedisce di decretare su quel che gli pare, bisogna cambiarla anche a colpi di maggioranza, anche sciogliendo le Camere e «tornando al popolo». Ora ribadisce che 5) il Parlamento gli fa perder tempo, con tutti quei deputati e senatori (peraltro in gran maggioranza nominati da lui con finte elezioni) che non si sa mai come voteranno e propone 6) di far votare solo i capigruppo per evitare «sorprese». Ci sarebbe pure la Costituzione, che prevede il voto del singolo parlamentare «senza vincolo di mandato», ma che sarà mai. Intanto 7) i giudici che indagano o arrestano o scarcerano chi non vuole il governo vengono immantinente visitati dagli ispettori di Al Fano. E 8) le strade sono pattugliate da militari e ronde di partito, embrione della nuova Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. E 9) le banche finiscono sotto controllo dei prefetti, cioè del Ministero dell’Interno. E, per chi protesta, è alle viste 10) una forte riduzione del diritto di sciopero. E 11) il governo prepara norme-bavaglio per la stampa e per i blog. E 12) pretende di scegliersi anche il presidente della Rai, che spetta all’opposizione. Domanda ai fini dicitori che invitano sempre a non demonizzare: ci dite, gentilmente, come si chiama questa roba qua? March 07 Minivocabolario del 2009L'anno 2009 sarà senz'altro ricordato per le grandi novità proposte dalla scena mediatica. La parola più inedita sentita in questi mesi è indubbiamente "crisi". Non so voi, io personalmente sento parlare di crisi da che campo. O meglio, periodicamente chi mi chiede il voto vorrebbe convincermi che tutto va bene: da Craxi a Berlusconi li ho sempre visti andare in tv con l'aria da gatta sazia e dirmi che il rancio è ottimo e abbondante. Tutti i datori di lavoro (lavorando da dipendente) e tutti i clienti (lavorando da professionista), tutti hanno sempre giustificato contrazioni dei compensi, riduzioni dei diritti e delle prebende accampando la storia della crisi. E, velatamente, minacciando di chiudere la baracca e trasferirsi in Romania. L'altra faccia della crisi è l'"austerità". Siccome c'è la crisi le mignotte a ventiquattro carati vanno alla prima della Scala coi vestiti dell'anno scorso. "Alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria/[...]I quiz pagarono sobri milioni"; lo cantava già Guccini quindici anni fa. Questa ipocrisia meschina mi dà abbastanza sui nervi, e ha una ricaduta sconveniente perché i multimilionari sono gli unici che potrebbero spendere a cuor leggero mantenendo viva l'economia. Ma la contessa di turno è davvero convinta di riuscire a farsi passare per una dei nostri, di quelli che fanno fatica, dei precari, dei delocalizzati solo perché quest'anno non ha tirato fuori il consueto milione di euro da regalare allo stilista? I ricchi italiani sono gente volgare perché, con rare eccezioni, sono dei parvenu, gente che ha fatto i soldi e che quindi da un lato ama ostentarli al Billionaire, dall'altro, soprattutto quando gli altri faticano a sbarcare il lunario, se ne vergognano un po' e fingono di averne qualcuno di meno (così anche l'Agenzia delle Entrate non si insospettisce...). Il più ridicolo di tutti, neanche a dirlo, è il nostro Presidente del Consiglio che manda la figlia al ballo delle debuttanti e poi si volta ci sorride rassicurandoci che tutto va bene e sperando in cuor suo che nessuno faccia l'onda, altrimenti finiamo sotto. Un altro concetto inedito è il "politicamente corretto". Così ci tocca di scoprire che la casa del Grande Fratello è costruita con criteri rispettosi dell'ambiente. E così ci tocca sorbirci in tv Cecchi Paone ogni cinque minuti nel solito, stantìo, dibattito sull'omosessualità, sempre condito di paternalismo, di falsa benevolenza, di luoghi comuni ("poveretti, nascono così..."), di volenterosa accettazione a denti stretti della "diversità", di battutine e risatine del pubblico quando il tamarro di turno rompe l'ipocrisia e dice che se suo figlio gli portasse un uomo a casa... Personalmente sono fiero di non aver visto neppure un minuto di Sanremo, nemmeno un minuto del Grande Fratello. No, nemmeno un minuto, nemmeno per sbaglio, nemmeno a Blob, nemmeno nel Dopofestival, nemmeno la Gialappa's. Eppure Povia, con la sua idea meschinella per far parlare di sé, è riuscito a rompermi le scatole lo stesso. Perché di questo si tratta: in un'epoca che non ha più grandi ideali da discutere o grandi esempi da imitare ci limitiamo a dare credito a questo cantantucolo dallo scarso talento e dalle idee ancora più scarse, visto che non ha trovato di meglio che sollevare (da una prospettiva aberrante) il frusto tema dell'omosessualità per vendere due dischi. I soliti grandissimi Elio e le Storie Tese sono la consueta nemesi dei furbastri, anche e soprattutto perché, anziché accodarsi alla prevista e prevedibile polemichina in corso, si ricordano del fatto che il signor Povia si era gabellato come difensore dei bimbi del Darfour, anche se poi sembra che dei soldi raccolti gli infanti africani ne abbiano visti ben pochi...
March 03 Buon giorno, c'è dio?Nel giorno in cui aderisco all'iniziativa "Blog laici" (in home page cliccate sul bannerino a destra), riporto un paio di contributi ironici contro il fanatismo religioso. Una brillante striscia di Quino, uno dei cartoonist più geniali di sempre, noto ai più per le strisce di Mafalda. ... e un'acuta gag di Paola Cortellesi (sempre bravissima!) che riprende la vecchia campagna pubblicitaria sull'AIDS. |
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