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April 25 I racconti di Terramare![]() E' nei cinema in questi giorni l'ultimo film dello Studio Ghibli, 'I racconti di Terramare', diretto dall'esordiente Goro Miyazaki. Il film è stato accolto abbastanza tiepidamente sia in patria sia all'estero. Lette le critiche e visto il film, la riflessione che ha accompagnato me ed i miei compagni di visione è stata la perplessità su dove originassero le stroncature che l'avevano accompagnato. Chi ha pensato che il film è brutto, come ha maturato questo giudizio? Per le musiche? Il compositore è acerbo ma onesto. Per l'animazione? Magari non è agli standard di fluidità di altre opere di Miyazaki, ma abbiamo presente quali sono gli altri termini di paragone? Qui siamo sempre a livelli altissimi. Per la trama? Eh, signori... qui vien da pensare che qualcuno non abbia capito qualcosa... Se devo riassumere il tutto in una frase, posso dire che personalmente l'ho trovato un film semplicemente bello. Bello perché semplice, semplice perché bello. Tutto ciò che Goro ci vuole comunicare è lì, porto con grazia, senza particolari misteri o arzigogoli, senza le enfasi gratuite della filmografia occidentale, senza le furberie degli effetti speciali, senza il fumo negli occhi della tavolozza di colori. Il messaggio è quello: il valore della vita attraverso l'accettazione della morte, senza il quale c'è solo un'infantile schizofrenia (Aracne), oppure un'ansia così opprimente da doversi separare dal corpo per essere resa sopportabile (Arren). Ma chi si libera della sua coscienza non può che rimanere un irrisolto fuggitivo da se stesso. Come mi pare di capire lo spunto della dialettica tra la vita e la morte è già presente nella saga originale: molto bene, anche se - come mi capita spesso coi film Ghibli - mi è parso fin da subito di vedere dei giapponesi travestiti da occidentali. La luce esiste solo perché esiste il buio, la vita solo perché c'è la morte. Perfetto. Semplicemente perfetto. Semplicemente onesto. Perché ormai, storditi dall'enfasi, dalla retorica e dalla prosopopea cinematografica dell'occidente non siamo più in grado di ascoltare un 'pianissimo', e siamo piuttosto propensi a pensare che non vi sia musica. Vorrei ancora sottolineare - tra le tante cose - la beltà dei fondali, che rendono magnificamente l'idea di una civiltà post decadente: rovine di una città nelle quali abbia albergato un grande impero, poi crollato e successivamente tornata a nuova vita, anche se in tono minore. Splendide le architetture, che a me hanno ricordato molto quelle bizantine: vi è un edificio a cupola che pare la chiesa di S. Sofia. Vi sono poi i mosaici, in cui l'omaggio a quelli bizantini mi pare scoperto, al punto che gli stessi sovrani sono abbigliati (controllare per credere) esattamente come Giustiniano (guardate il gioiello sulla spalla) e Teodora ritratti a San Vitale (Ravenna). April 15 Un ponte per TerabithiaCarissimi, niente Eragon e niente Narnia, ma una spruzzata di 'Stand by me' quello sì, non è fuori luogo.
Il film è ambientato nella provincia americana e [spoilerino piccolo, che del resto si può già leggere nelle trame sui giornali] parla di due ragazzi, entrambi in qualche modo emarginati dai coetanei, che costruiscono un mondo fantastico a loro esclusivo uso. L'idea di per sé non è nuovissima, ma a mio modesto avviso è garbato e piacevole il modo con cui viene trattata. Si parla di crescita, di fantasia, di affetti, di religione in maniera quasi mai retorica, banale o sbracata. Probabilmente 'Stand by me' aveva una trama più potente ed era sorretto da una sceneggiatura più articolata, ma 'Terabithia', nonostante traballi qui e là e ogni tanto dia l'impressione di non sapere bene dove stia andando, in realtà alla fine conclude un discorso coerente. Credo che in mano a registi più esperti (mi viene in mente Tim Burton) avrebbe potuto essere anche un ottimo film; invece è soltanto 'buono'. Nota negativa: alcuni personaggi sono un po' troppo costretti nei loro ruoli,
Nota positiva: i protagonisti sono personaggi 'veri', approfonditi e sgrezzati a tutto tondo. Il loro rapporto e le rispettive psicologie sono plausibili e, soprattutto, coinvolgenti. Infine, gli effetti speciali - vivaddio - per una volta ci sono, ma fortunatamente sono pochi ed esclusivamente al servizio di una pellicola che si regge benissimo sulle sue gambe. Un'altra cosa: se scegliete di andare a vedere questo film dovrete armarvi di pazienza, perché sarete circondati da torme di sprovveduti (sprovveduti di senno, ma ben forniti di popcorn e telefonini), che non hanno capito che film sono venuti a vedere. Si attendono l'ennesimo eragonnarniaerzignoredaanello e si trovano spiazzati perché il film non è un fantasy, ma neanche lontano parente. Probabilmente è anche un limite della distribuzione italiana, che l'ha venduto come tale - e così suggeriscono il trailer e la locandina. Così gli sprovveduti iniziano ben presto a rumoreggiare perché non volano draghi, i leoni non parlano e non ci sono nani che ruttano o elfi che fanno surf. La critica togata che sedeva alle mie spalle - che aveva cianciato, bofonchiato e ridacchiato per tutto il tempo - alla fine del film ha affermato: "Che schifezza: ho passato tutto il film a chiedermi: 'Ma quando inizia l'avventura?' ". |
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