| Heimdall's profileBifrostPhotosBlogLists | Help |
|
April 30 Fascisti, su Marte![]() Sopra un prototipo di missile tedesco, Fascisti su Marte: rosso pianeta bolscevico e traditor! Quello di Guzzanti è genio puro! "Fascisti su Marte" è la riproposizione in chiave di lungometraggio degli azzeccatissimi sketches introdotti nel "Caso Scafroglia", andato in onda su Rai Tre nel 2002. Il film si divide in due parti abbastanza ben distinte: più scoppiettante e ritmato l'inizio, che raccoglie, cucendoli assieme, i finti cinegiornali trasmessi a suo tempo in tv (anche se si capisce che erano studiati per essere sketches da cinque minuti e vederli tutti assieme, a lungo andare, risultano un po' stucchevoli); più sfilacciata e disunita la parte finale, che comunque - come precisato dallo stesso Guzzanti - è stata girata nei ritagli di tempo e in base alla disponibilità degli amici che si erano prestati ad interpretare l'ardita pattuglia. Ad ogni modo l'invenzione linguistica di Guzzanti, la pirotecnia dei superlativi in stile ventennio è sicuramente l'elemento che colpisce maggiormente lo spettatore. Si capisce benissimo che alle spalle dei testi vi è uno studio filologico profondo e attento della retorica dell'epoca, così come perfettamente studiata è l'enfasi del narratore. Del fascismo si deridono sicuramente molti elementi, dalla pomposità roboante dei discorsi, alla marzialità caricaturale, alla finzione di potenza di un paese che potente non era ma, ahimè, si era convinto di esserlo. E si giunge infine sino all'infausta creazione di un nemico razziale: i "mimimmi" nel film, mentre nella realtà furono - tristemente - gli abissini prima e gli ebrei poi. Si parla di ieri anche per parlare di oggi: il lungo monologo finale sul senso della coerenza e sulle sorti del nostro paese - che è sempre "anti"qualcosa - è uno degli elementi più profondi e degni di riflessione dell'intera pellicola, che per altri versi è e resta un divertissement sul tema. Il risultato finale è comunque gradevole, e l'insieme più che divertente e vale sicuramente una visione. April 22 Pirati e corsariDal sito ANSA STOCCOLMA - Quattro responsabili di Pirate Bay, uno dei maggiori siti di scambio di file via internet al mondo, sono stati condannati stamani a un anno di prigione per complicità nella violazione di diritti d'autore. Lo ha reso noto un tribunale di Stoccolma. "Il tribunale di Stoccolma ha oggi condannato le quattro persone che erano processate per complicità in violazione della legge sul diritto d'autore. Il tribunale ha deciso di condannare ciascuno di loro ad un anno di carcere", precisa la corte in un comunicato. Il tribunale ha condannato Fredrik Neij, 30 anni, Gottfrid Svartholm, 24 anni e Peter Sunde, 30 anni, fondatori di Pirate Bay, e Carl Lundström, 48 anni, accusato di avere investito nel sito. I quattro dovranno anche versare 30 milioni di corone (2,7 milioni di euro) di danni e interessi all'industria discografica, cinematografica e dei videogiochi, che reclamavano 117 milioni di corone a titolo di mancati guadagni. La condanna è conforme alle richieste del procuratore che aveva pronunciato la sua requisitoria il 2 marzo. Il processo, durato tre settimane, è considerato come uno dei più importanti contro la pirateria informatica.
Sulla scorta di questa notizia, riporto qualche riflessione fatta nel corso di una discussione sul sempre ottimo forum StudioGhibli. C'è qualcosa che non mi torna in questa vicenda: certo, razionalmente uno pensa che sono state condannate persone che, almeno dal punto di vista tecnico, hanno violato le leggi esistenti. E, certo, anche secondo me la certezza della pena costituisce un elemento per cui giudicare positivamente un ordinamento giuridico. Altrettanto sicuramente ritengo che la Svezia, per molti motivi, sia un paese di cui lodare l'alto senso civico, ma sinceramente sono e resto dubbioso; non saprei dire se proprio questa sentenza sia un elemento che possa concorrere a determinare (o rafforzare) la mia positiva valutazione di quel paese. Infatti mi sento di lodare la "certezza" della pena, non la sua sproporzione. Intendiamoci: non sono certo di quelli che in nome di un malinteso concetto di "libertà" si sentono autorizzati a violare qualsiasi legge e qualsiasi diritto, e quasi sicuramente le persone coinvolte in questa vicenda accampano motivazioni per certi versi pretestuose per nobilitare quello che per loro è poco altro che un business (cfr, ad es. qui). Eppure mi pare che ci sia qualcosa che non funziona, qualcosa di storto nella solerzia con cui le istituzioni, i governi, alcuni settori della magistratura, gli organi di stampa più ufficiali e paludati concorrono a puntare il dito contro la violazione del diritto d'autore, tendendo a mescolare in un unico calderone i criminali e le esigenze della libera circolazione delle idee. Vi è in questi casi una violenza mediatica che non viene riservata a casi a mio avviso ben più gravi. Tanto per dirne una: non mi è mai capitato di leggere sul Corriere della Sera o nelle note dell'ANSA toni così violenti contro la politica della Cina in Tibet o contro la scarsa democraticità del governo di Putin. Sarà la mia impostazione mentale, ma per me una battaglia condotta a fianco a fianco con le major, i governi e i poteri forti dell'economia ha sempre qualcosa di sospetto. Il mio assunto è semplice, e l'ho ripetuto tante volte: ma di questa cosa non se ne può parlare? Non possiamo discuterne? A tutti questi signori che nel corso degli anni hanno spinto la persistenza del diritto d'autore via via da vent'anni a settanta (e in certi casi oltre) la morte dell'individuo, non è mai venuto in mente che forse si è esagerato? Le battaglie dei "pirati" o presunti tali trovano tante simpatie non solo tra chi ne trae un interesse meschino e immediato quale quello di risparmiarsi i venti euro del cd, ma anche tra gli intellettuali, spesso anche tra gli autori stessi, che tendono molto a differenziare e articolare le loro posizioni. Le possibilità tecniche stanno facendo il resto. In Iran, in Cina per i governi le posizioni sono più facili: basta chiudere internet o censurare selettivamente determinati siti o alcune parole chiave nei motori di ricerca e il gioco è fatto. In occidente è più difficile - e lo sarà sempre più - conciliare le esigenze di libertà, democrazia e privatezza (che caratterizzano la nostra cultura) con il filtraggio di determinati canali di utenza virtuale. In tutto questo non può non rientrare, poi, la separazione dei poteri, altra caratteristica (lodevole) delle società di derivazione europea: molte frazioni della magistratura di tutti i paesi sono spesso propense ad assolvere chi condivide o scarica files condivisi: le considerazioni che continuo a proporre sulla libera circolazione della cultura non sono infatti prive di presa anche sui tutori della legge, quindi vien fatto di pensare che - almeno - non siano del tutto gratuite né peregrine. Anche in considerazione di ciò la condanna episodica di qualche persona non fa che rafforzare l'opportunismo di tutte le altre, perché si sa benissimo che, a fronte del numero enorme degli utenti che scaricano abusivamente, che si conta in decine di milioni, la condanna di sole quattro persone costituisce una percentuale davvero irrisoria, e il tutto assomiglia più ad un autogol che a una vittoria. Negli USA quasi tutti si aspettano che chi supera il limite di velocità sulla superstrada si veda spuntare l'agente motorizzato da dietro il cartellone. In tanti altri paesi la certezza della pena è molto più salda che in Italia, eppure la condivisione di files, se pure è considerata criminale da molte leggi, è forse, in proporzione, la fattispecie meno punita di tutte. Quello che voglio concludere è che non ritengo vi siano ragioni e torti così netti in questa vicenda. L'unica cosa che, allo stato dell'arte si può rilevare, è che probabilmente i tutori dei grandi interessi costituiti (che sono cosa ben diversa dai singoli autori) dovranno, nel bene o nel male, prendere atto della situazione esistente e cercare di utilizzare la grande rete come un'opportunità, una risorsa: bisogna solo capire come - ma un po' di disorientamento è normale in tutte le epoche di grande cambiamento. Mi pare che chi non intende adeguarsi sia un po' come il contadino che tiene il dito nella falla diga che sta crollando, e che prima o poi verrà comunque travolto dalla marea, giusta o ingiusta che essa sia. April 20 5 per mille alla ricerca scientificaQuest'anno il mio cinque per mille va alla ricerca scientifica, sempre più cenerentola della destinazione di fondi di questo sventurato paese. In particolare, sostengo la Fondazione Veronesi, ente meritevole per i suoi sforzi nella ricerca sui tumori, che negli ultimi anni si sta spendendo molto nelle battaglie per le libertà laiche, quali quella - a mio avviso importantissima - per il testamento biologico. http://www.fondazioneveronesi.it/sostegno_5permille.html IL FUTURO DELLE SCIENZE E' IL FUTURO DI TUTTI. DESTINA IL 5 X 1000 ALLA FONDAZIONE UMBERTO VERONESI. UNA SCELTA IMPORTANTE. MA SOPRATTUTTO MOLTO SEMPLICE. Basta scrivere il codice fiscale della Fondazione 972 98 700 150 nello spazio già presente sulla tua dichiarazione dei redditi e apporre la tua firma. La casella corretta è Finanziamento agli enti della ricerca scientifica e della università. ANCHE TU PUOI FARE MOLTO. SENZA SPENDERE NULLA. Ti basta destinare alla Fondazione Veronesi il tuo 5 x MILLE |
|
|