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«Crimen sollicitationis»![]() La Chiesa Cattolica ha già nel proprio nome il senso del proprio programma "politico". "Katholikòs" in greco significa infatti "universale" e, come tutte le istituzioni dedite al proselitismo, si ritiene e si autoproclama con forza la portatrice dell'unica, sola e accettabile Verità, con la "V" maiuscola. Hai voglia a parlare di ecumenismo su queste basi: come può essere infatti possibile trattare con altri quando è chiaro che comunque le proprie posizioni sono irrinunciabili? Pur tuttavia vi è stato un momento, durante il secolo passato, nel quale le volontà di dialogo, confronto e tolleranza da parte della sponda destra del Tevere ha toccato vertici inediti. Il concilio Vaticano II fu infatti per certi versi premessa e per altri conseguenza del fenomenale slancio sociale e culturale degli anni Sessanta, mercé anche la presenza carismatica di uno dei più fenomenali granelli di sabbia mai penetrati nell'ingranaggio ecclesiastico: Angelo Giuseppe Roncalli da Sotto il Monte. Tuttavia neppure la Chiesa conciliare ha saputo emendarsi completamente da alcune delle tabi che la colpivano, riuscendo anzi, nel 1962, a concilio in corso, a produrre un discutibile documento contro il «Crimen sollicitationis». Il documento si occupava del grave problema degli abusi sessuali compiuti dal personale ecclesiastico, a sua volta vittima dell'incomprensibile forzatura al celibato, non prevista in nessuna delle sacre scritture, ma frutto di una tradizione subentrata soltanto in pieno medioevo. In sostanza il documento obbligava, pena la scomunica, vittime, preti e testimoni alla segretezza assoluta sulla materia degli abusi sessuali, giungendo alla finezza di rendere più grave il fatto di rivelarlo del reato stesso. In linea con questa discutibile condotta la Chiesa in questi giorni sta tentando di impedire alla Rai di acquistare e trasmettere il documentario "Sex crimes and Vatican", realizzato dalla BBC - fonte celebrata come autorevole ed imparziale solo quando fa comodo. Il Vaticano, la CEI e buona parte del mondo politico italiano si sperticano in affermazioni quali: "Il documentario è spazzatura", "La Rai torni a fare cultura", e via così. Una rapida ricerca nella stampa di questi giorni potrà confortare il lettore sul fatto che non solo non mi sono inventato nulla, ma che le medesime dichiarazioni sono in bocca - identiche - a più persone. A loro avviso dovremmo fidarci noi del loro parere preventivo. "Visionato per voi" e cose così: insomma, nulla di nuovo, se è vero che sino al citato concilio valeva il divieto ribadito e rafforzato dal concilio di Trento (XVI secolo) con cui la chiesa proibiva - proibiva! - ai laici di accostarsi alla lettura diretta dei testi sacri, che quindi potevano giungere al "gregge" (mai termine fu più appropriato) solo attraverso la mediazione ecclesiastica. Per fortuna, in questi casi, c'è internet: su Google Video il documentario, sottotitolato in italiano dagli amici del meetup di Beppe Grillo, è a disposizione di tutti ed è da giorni il filmato più scaricato. Intendiamoci: non si tratta di attaccare gratuitamente la chiesa o di creare una sterile contrapposizione tra laici e cattolici, che è l'accusa sempre pronta per chiunque voglia stimolare il dialogo. Si tratta appunto, per una volta, di confrontarsi nel merito degli argomenti, ma solo dopo averli ascoltati tutti. Altro che il piagnisteo che si sente in continuazione: "Vogliono tappare la bocca alla chiesa". Che detto da una delle realtà più ricche del mondo (IOR, 87% dell'otto per mille degli italiani, proprietà di svariate testate giornalistiche e televisive, del 22% del patrimonio immobiliare in Italia, di una fittissima rete di capillare propaganda quali sono le parrocchie) suona particolarmente grottesco. |
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