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    July 15

    Povero Voltaire

    Povero Voltaire. Credo che la sua nota citazione: “Non concordo con te tue idee ma mi batterò perché tu possa esprimerle” sia la frase al tempo stesso più citata e più disattesa della storia. Il concetto di tolleranza di solito viene evocato a sproposito soprattutto da coloro i quali, in posizione di preminenza, si ritengono defraudati di qualcosa che gli spetta. Superior stabat lupus, recita la nota fiaba di Fedro nella quale il lupo, per trovare una scusa per sbranarselo, accusava l'agnello di intorbidare l'acqua del fiume nel quale stava bevendo. Ma, appunto, il lupo stava più in alto e giusto di un pretesto si trattava.

    Ecco allora una schiera di zelanti pappagalli pronta a evocare Voltaire quando il papa, persona alla quale – letteralmente – non mancano i pulpiti da cui esprimersi, ha scelto (e, sottolineo, “scelto”) di non andare a parlare all’Università “La Sapienza”, nonostante le ampie e ripetute assicurazioni sulla sua sicurezza da parte dell’allora ministro dell’interno. Ecco i fidi maggiordomi di Arcore ribadirla a ruota sciolta quando il povero Mr. B. è stato accusato di ogni nefandezza da una stampa che gli è tutta contro. "Berlusconi censurato" tuonava "Libero" qualche settimana fa. Superior stabat lupus: cose già viste ma sempre efficaci, insomma.

    Ecco anche, negli ultimi mesi, il Partito Democratico invocarla – a mio avviso correttamente – a propria tutela di fronte al coro unanime e al pensiero unico della stampa italiana, pronta a riverire il nefando uomo dai capelli finti e dal tacco rialzato.

    Però…

    Le cose vanno bene sinché è il potente di turno a sentirsi vilipeso e censurato; normalmente non vale la reciprocità. Ora, Beppe Grillo ha annunciato di volersi iscrivere al PD per tentare di divenirne segretario alle annunciate primarie di ottobre. Il PD è insorto. Incredibile a dirsi, una dirigenza che riesce a litigare persino sul colore dei calzini da indossare alla mattina, si è unita come un sol uomo nel gridare allo scandalo e si è adoperato in ogni modo per impedirglielo, al punto di arrivare al grottesco atto di restituirgli i soldi della tessera, con motivazioni che, seppure ben condite, suonano come “non si riconosce negli ideali del partito” e bla e bla. Superior stabat lupus. Retorica della prevaricazione.

    Personalmente ho sempre criticato Grillo perché – pur affermando cose da me largamente condivise – lo ha sempre fatto pontificando da un palco o da un blog, facendosi applaudire da una folla osannante senza mai scendere nell'arena politica a contare i suoi consensi, senza mai cercare un confronto diretto. Ora era pronto a farlo: posso concordare con la perplessità espressa da molti sul fatto che non fosse una mossa molto rispettosa degli altri militanti del PD, con la loro sensibilità e la loro storia che Grillo ha spesso criticato e insolentito; posso concordare sul fatto che lo scopo di questa mossa fosse più quello di puntare i riflettori su di sé che investire sul bene del partito.

    Eppure non si capisce cosa ci fosse di sbagliato. Se non si era d'accordo con Grillo bastava che non si lo votasse nella sede opportuna. E, se fosse stato eletto – cosa che, sinceramente, ritenevo in ogni caso assai improbabile – avrebbe voluto dire che era giusto così, perché la partita sarebbe stata giocata secondo le regole che lo stesso PD si era dato per condurre il proprio dibattito interno. Negargli la tessera vuol dire amplificare questa sua boutade. Allora significa proprio che questa dirigenza ha una paura folle di qualsiasi interferenza esterna. Allora significa che stiamo davvero scoprendo le carte, che queste belle norme “democratiche” all’americana vanno bene solo finché legittimano a posteriori un balletto che si è già consumato negli oscuri penetrali di qualche palazzo.

    Avendo distorto e cambiato all'ultimo minuto delle regole risalenti a neppure due anni fa, ci troviamo di fronte ad una vera e propria legge “contra personam”, che fa assomigliare pericolosamente il Partito Democratico a certa gente che si crea le norme a seconda della circostanza e che, teoricamente, proprio per questo dovrebbe essere combattuta.

    July 14

    Blog in sciopero

    Questo blog è in sciopero contro il DDL Alfano.
    Per dettagli, leggete qui:
     

    Dal blog di Maus

    July 07

    Il tango

    Uno dei più bei testi poetici di Jorge Luis Borges, che coglie nel profondo, e con stile superbo, l'essenza di questa musica nata tra gente morta lottando con un coltello in qualche cantone di periferia...

    El tango 
     
    ¿Dónde estarán?, pregunta la elegía
    de quienes ya no son, como si hubiera
    una región en que el Ayer pudiera
    ser el Hoy, el Aún y el Todavía.
    ¿Dónde estará (repito) el malevaje
    que fundó, en polvorientos callejones
    de tierra o en perdidas poblaciones,
    la secta del cuchillo y del coraje?
    ¿Dónde estarán aquellos que pasaron,
    dejando a la epopeya un episodio,
    una fábula al tiempo, y que sin odio,
    lucro o pasión de amor se acuchillaron?
    Los busco en su leyenda, en la postrera
    brasa que, a modo de una vaga rosa,
    guarda algo de esa chusma valerosa
    de los Corrales y de Balvanera.
    ¿Qué oscuros callejones o qué yermo
    del otro mundo habitará la dura
    sombra de aquel que era una sombra oscura
    Muraña, ese cuchillo de Palermo?
    ¿Y ese Iberra fatal (de quien los santos
    se apiaden) que en un puente de la vía,
    mató a su hermano el Ñato, que debía
    más muertes que él, y así igualó los tantos?
    Una mitología de puñales
    lentamente se anula en el olvido;
    una canción de gesta se ha perdido
    en sórdidas noticias policiales.
    Hay otra brasa, otra candente rosa
    de la ceniza que los guarda enteros;
    ahí están los soberbios cuchilleros
    y el peso de la daga silenciosa.
    Aunque la daga hostil o esa otra daga,
    el tiempo, los perdieron en el fango,
    hoy, más allá del tiempo y de la aciaga
    muerte, esos muertos viven en el tango.
    En la música están, en el cordaje
    de la terca guitarra trabajosa,
    que trama en la milonga venturosa
    la fiesta y la inocencia del coraje.
    Gira en el hueco la amarilla rueda
    de caballos y leones, y oigo el eco
    de esos tangos de Arolas y de Greco
    que yo he visto bailar en la vereda,
    en un instante que hoy emerge aislado,
    sin antes ni después, contra el olvido,
    y que tiene el sabor de lo perdido,
    de lo perdido y lo recuperado.
    En los acordes hay antiguas cosas:
    el otro patio y la entrevista parra.
    (Detrás de las paredes recelosas
    el Sur guarda un puñal y una guitarra.)
    Esa ráfaga, el tango, esa diablura,
    los atareados años desafía;
    hecho de polvo y tiempo, el hombre dura
    menos que la liviana melodía,
    que sólo es tiempo. El tango crea un turbio
    pasado irreal que de algún modo es cierto,
    un recuerdo imposible de haber muerto
    peleando, en una esquina del suburbio
     
    [Traduzione]

    Il tango
     
    Dove saranno? Domanda l'elegia
    di chi non è più, come se fosse
    un luogo in cui lo Ieri potesse
    esser l’Oggi, l’Anche e l'Ancora.
    Dove sarà (ripeto) la masnada
    che fondò, in polverose strade
    sterrate o in sperdute contrade,
    la setta del coltello e del coraggio?
    Dove saranno quelli che passarono
    lasciando all’epopea un episodio,
    un mito al tempo, e che senza odio,
    lucro o passione d’amore si accoltellarono?
    Li cerco nella leggenda, nell’ultima
    brace che, come un'incerta rosa,
    custodisce qualcosa di quella plebaglia valorosa
    dei Corrales e di Balvanera.
    Quali oscuri vicoli o quale eremo
    dell’altro mondo abiterà la dura
    ombra di quella che era un'ombra oscura,
    Muraña, quel coltello di Palermo?
    E quel terribile Iberra (che i santi
    ne abbiano pietà) che in un ponte della via
    uccise suo fratello il Ñato, che contava
    più morti di lui, e così uguagliò i grandi?
    Una mitologia di pugnali
    lentamente si annulla nell’oblio;
    una canzone di gesta s’è perduta
    in sordidi verbali di polizia.
    C’è un’altra brace, un’altra incandescente rosa
    nella cenere che li serba interi;
    là stanno in superbi accoltellatori
    e il peso della spada silenziosa.
    Benché la spada ostile o quell’altra spada,
    il tempo, li persero nel fango,
    oggi, più in là del tempo e della sciagurata
    morte, quei morti vivono nel tango.
    Nella musica dimorano, nell’arpeggio
    dell’indomabile chitarra laboriosa
    che intreccia nella milonga fortunata
    la festa e l’innocenza e del coraggio.
    Gira nel vuoto la gialla ruota
    di cavalli e leoni, e odo l’eco
    di quei tanghi di Arolas e di Greco
    che ho visto ballare sulla strada,
    in un istante che oggi emerge isolato,
    senza né prima né dopo, contro l’oblio,
    e che ha il sapore del perduto,
    del perduto e del recuperato.
    Negli accordi ci sono antiche cose:
    l’altro cortile e la nascosta orditura.
    (Dietro le pareti sospettose
    il Sud custodisce un pugnale e una chitarra.)
    Quella raffica, il tango, quella diavoleria,
    gli anni affannati sfida;
    fatto di polvere e tempo, l’uomo dura
    meno della leggera melodia,
    che solo è tempo. Il tango crea un buio
    passato irreale che in qualche modo è certo,
    un ricordo che non può esser distrutto
    lottando, in un cantone di periferia.