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    September 30

    Bravo Bettini!

    Il campione del mondo 2006 succede a se stesso, ma questa volta c'è più gusto. Nel ciclismo si è passati infatti da una gestione del fenomeno doping abbastanza allegra, che ha portato i risultati che sappiamo, all'esatto - e parossistico - opposto, cioè la presunzione di colpevolezza sino a prova contraria. Bettini ha sinora rifiutato di sottoscrivere il "codice etico" proposto dall'UCI come pannicello caldo, come soluzione fuori tempo massimo, perché lo riteneva inutile e, anzi, dannoso in quanto avrebbe stornato l'attenzione da provvedimenti più efficaci. Mac Quaid, il presidente dell'associazione mondiale dei ciclisti con un nome da gangster anni Quaranta, lo ha trattato come un losco figuro, le autorità di Stoccarda lo hanno dichiarato "ospite non gradito" e ancora questa mattina, più di una voce conferma che il trattamento riservatogli all'antidoping non sia stato dei più cortesi. Sarà, ma questo accanimento contro un avversario che si teme e che si sospetta forte puzza molto di calcolo di bassa lega, quando non di razzismo a buon mercato e casualmente ricorda l'atteggiamento avuto dai tedeschi poco più di un anno fa in occasione della semifinale del mondiale di calcio (ma noi andiamo a Berlino, Beppe!!).

    Bettini invece ha risposto coi fatti, ed è un balsamo, perché non è vero che alla fine la giustizia trionfa sempre. Alla fine chi ha vinto ha vinto, e buonanotte ai suonatori: se Bettini fosse stato escluso dalla kermesse iridata o non avesse giocato bene le sue carte si sarebbe potuto andare avanti per anni coi "se", ma nessuno avrebbe potuto restituirgli l'occasione persa.

    Un ultimo giro da antologia del ciclismo, uno strappo nel quale lo strafavorito Freire rimaneva impantanato nel gruppone (e non avrebbe più recuperato), l'idolo di casa, Schumacher, che non è stato in grado di andare veloce come il suo omonimo a quattro ruote. E Bettini che sul traguardo, forte di una lunghezza di vantaggio sul secondo, alza rapidamente le braccia e poi esplode in una liberatoria scarica di fucile contro tutte le contrarietà, e contro avversari a cui la sua vittoria avrà sicuramente fatto più male che delle pallottole vere.

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    E naturalmente un "brave!" anche alle ragazze della pallavolo, belle, capaci e vincenti e alla squadra azzurra di ciclismo femminile, capace di portare Marta Bastianelli al primo posto iridato e Giorgia Bronzini al terzo.

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    September 04

    Il mutuo e i giovani

    Sul "Corriere della sera" di qualche giorno fa è stata pubblicata una lettera che, nel suo ritrarre una situazione ordinaria, è sconvolgente. Riporto anche la risposta di Isabella Bossi Fedrigotti. Tutto questo mi fa ricordare, se ce ne fosse bisogno, perché sono incazzato con questa classe politica e anche con chi (la maggior parte della stampa) preferisce trastullarsi con gossip e cronaca nera anziché affrontare con decisione di petto i poteri forti (le banche).

    "Dopo anni di affitto buttato al vento finalmente decido di comprare la mia prima casa. È la primavera del 2005, i tassi dei mutui sono bassi e le banche li tirano dietro. Trovo una casa piccola ma che amo dal primo momento. Me la compro da sola, con le mie forze e il mio stipendio. La rata è pari all'affitto mensile che pagavo prima. I conti tornano, ho fatto la scelta giusta. Ma anche un grande errore: opto per un tasso variabile forte delle rassicurazioni delle banche e anche del commercialista, tutti certi che, se oscillazioni ci sarebbero state, il tasso variabile sarebbe sempre risultato più conveniente rispetto a quello fisso. A due anni di distanza la mia rata del mutuo è cresciuta quasi del 50%, passata da poco più di mille euro al mese agli oltre 1.550 dell'ultima pagata qualche giorno fa. Ho chiesto spiegazioni alla banca fin dal primo aumento e hanno continuato a rassicurarmi: «Ha fatto la scelta giusta». La realtà però è che ad ogni mezzo punto di aumento del costo del denaro deciso dalla Bce, la mia banca ha aumentato il mutuo di oltre 80 euro al mese.
    Ho letto che ci potrebbe essere un ulteriore aumento del costo del denaro ai primi di settembre, il che significa che la prossima rata mi costerà più di 1.600 euro. Francamente mi sembra di essere finita nelle mani di usurai, i quali, essendo ufficialmente banche, sono legalmente autorizzati a decidere rialzi folli a spese della gente onesta. La Lombardia ha stanziato un fondo per i giovani che acquistano la prima casa, ma per ottenere i contributi bisogna essere sposato. E io, anche se trentenne, sono single e non ne ho diritto. Però le tasse le pago ugualmente. Oggi il costo della rata è diventato impossibile da sostenere, ho tagliato tutto quello che potevo tagliare dalle mie altre spese con sacrifici enormi pur di salvare la mia casa. Ma non ce la faccio più, è diventato un costo impossibile. Non ho potuto far altro che vendere la casa, la mia prima casa. Per fortuna ho trovato già l'acquirente che, come me, si è innamorato di quei 40 metri quadri. È l'ultima decisione che avrei voluto prendere, ma l'unica che mi permette di non finire nei guai con il Tribunale che te la porta via.
    Lettera firmata"

    Il mutuo e i giovani. Ma questa è Milano?
    In poche ore sono arrivati oltre cento messaggi con storie simili alla sua, che narrano come la vita dei giovani sia diventata impossibile

    di Isabella Bossi Fedrigotti


    Avete letto la lettera, comparsa mercoledì sul Corriere della Sera, della ragazza che aveva comprato la casa dei suoi sogni (di 40 mq) e un anno dopo è stata costretta a venderla perché il mutuo caldamente consigliato dalla banca era passato da 1.000 a 1.500 euro al mese? Dove aggiunge che, beffa delle beffe, al fondo stanziato per i giovani che acquistano la prima casa, lei non ha diritto, perché non è sposata? In poche ore sono arrivati oltre cento messaggi con storie simili alla sua, che narrano come la vita dei giovani sia diventata impossibile a Milano, stretti come sono, da un lato, tra precarietà, stipendi fermi ai valori della lira e prezzi delle case alle stelle e, dall'altro, tra banche che non di rado sembrano aver imparato la lezione degli usurai. Non sa, chi amministra e decide, che una città senza giovani si spegne, asfissiata dalla mancanza di creatività e di idee nuove che solo da loro possono venire? Inutile illudersi, succederà anche a Milano, che pur è stata per decenni metropoli creativa per antonomasia. Non sarebbe allora il caso — provvedimento minimo — di allargare anche ai single quel contributo per la prima casa, magari chiedendo ai consiglieri regionali, già ampiamente stipendiati, di rinunciare al nuovissimo aumento di 350 euro mensili che si sono concessi, e di utilizzarlo per cercare di conservare alla città i suoi migliori giovani?