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    September 24

    Prima vennero

    Ritorno brevemente sulle riflessioni proposte qualche giorno fa in seguito all'omicidio di Abdul. Se il nostro paese e i suoi cittadini vogliono mantenere uno straccio di umanità, di dignità, evitando di affidare le proprie aspirazioni unicamente alla nazionale di calcio, cerchiamo di ricordarci che quando vengono calpestati i diritti degli altri, vengono calpestati anche i nostri.

    Non brillo certo per originalità, ma mi piace egualmente riportare il testo di una poesia molto nota, opera del pastore luterano Martin Niemöller (e non, come molti pensano, di Bertolt Brecht).

    Prima vennero...

    Quando i nazisti vennero per i comunisti,
    Io restai in silenzio;

    Non ero comunista.

    Quando rinchiusero i socialdemocratici,
    Rimasi in silenzio;
    Non ero un socialdemocratico.

    Quando vennero per i sindacalisti,
    Io non feci sentire la mia voce;
    Non ero un sindacalista.

    Quando vennero per gli ebrei,
    Rimasi in silenzio;
    Non ero un ebreo.

    Quando vennero per me,
    Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

    (1976)

    September 19

    ...però i biscotti li aveva rubati...


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    Vorrei dire che sono sorpreso e sconcertato per il modo in cui la stampa e la sedicente "opinione pubblica" stanno trattando la grottesca vicenda dell'omicidio di Abdul "Abba" Salam Guibre, inseguito e ucciso a bastonate da due baristi che lo sospettavano di un furto nel loro negozio. Vorrei essere sorpreso, ma in realtà non mi stupisce proprio niente.

    L'omicidio è maturato nella drammatica temperie culturale dei nostri giorni e di questo paese, sempre più meschino, sempre più pericolosamente egoista, sempre più ripiegato su sé stesso, sempre meno disposto a riflettere e a mettere in discussione i propri sciatti luoghi comuni.

    In occasione degli interrogatori i due esercenti - e i loro avvocati - hanno esibito una faccia di bronzo da Guinness dei primati: [Dal sito del Corriere] «Non siamo razzisti», hanno spiegato. La precisazione dei legali: «Credevano che i giovani avessero rubato l'incasso che era sul bancone del bar». E già: capita anche a me di tirare fuori l'incasso della giornata, lasciarlo sul bancone e poi uscire a farmi un giro, a fumarmi una sigaretta mentre qualcuno mi gira per il negozio. Come sarebbe a dire: «Non c'è stato odio razziale», eh? E cosa cazzo è che arma la mano di uno che insegue un ragazzo nero di diciannove anni, sospettato di aver sottratto qualche biscotto in un bar e lo spinge - lo legittima! - a massacrarlo di legnate?

    Fosse successo a ruoli invertiti (due neri che massacrano a bastonate un bianco) saremmo sommersi da titoli sull'"emergenza sicurezza". In compenso, nei servizi televisivi delle emittenti locali si è assistito al consueto, squallido, giro di interviste all'uomo della strada. Sento qualcuno commentare: "...però i biscotti li aveva rubati...". La proporzionalità della pena rispetto al reato non è neanche più un'opinione. Tremila anni di storia del diritto occidentale buttati nel cesso: Hammurabi al confronto era un illuminista del livello di Cesare Beccaria. La stessa stampa, servile, indolente, pronta ad assecondare il dissestato senso comune, si sente sempre in dovere di precisare che è stato ucciso un cittadino "di colore ma con cittadinanza italiana". Come se un cittadino italiano dovesse essere automaticamente bianco, o come se si dovesse in qualche modo giustificare il fatto che il sacro diritto della cittadinanza è stato in qualche modo, chissà come, concesso a un "negro". A gente che magari sta a Broccolino o Buenos Aires da quattro generazioni sì - perché magari votano fascista - ai negri no. Oppure chissà, se non avesse avuto la cittadinanza italiana probabilmente ce ne sarebbe anche fregato niente, no? Spazzatura da ributtare a mare...

    Intanto si legge che a Roma dodici rom sono stati arrestati per spaccio di droga. Ok. Mi piacerebbe sapere quanti rom oggi invece non hanno proprio combinato un accidenti di niente e non sono stati arrestati, non hanno spacciato droga. E magari hanno mandato anche i figli a scuola. Perché succede anche questo. Al contrario mi piacerebbe sapere se oggi sono stati arrestati italiani per possesso, spaccio, traffico di stupefacenti. Non ho dati certi, ma a spanne secondo me sono di più. Ho sentito due persone anziane discorrere tra loro al bar, facendo un discorso già sentito mille volte: uno diceva all'altro che in coda al supermercato davanti a lui c'era uno zingaro. "Coi denti d'oro, un rotolo di banconote in tasca e il Mercedes posteggiato fuori". Ok. Gli accessori d'oro in vista, dagli anelli alle capsule dentarie, sono uno dei modi in cui in alcune delle culture e delle tradizioni rom si evidenzia il proprio status di benestante, anche ostentando, anche barando, perché no? Forse che loro non possono farlo? Mi piacerebbe sapere perché non godono delle stesse attenzioni i tamarri che acquistano il SUV o il Rolex, o gli sfigati che fanno il mutuo per andare in vacanza alle Maldive. Barano anche loro; ostentano anche loro. E magari si sono arricchiti evadendo le tasse, scaricando rifiuti abusivi, non pagando i propri dipendenti, dichiarando fallimento. Questi no? Questi non ci dànno fastidio? Quando la finiremo di classificare i delitti in base alla nazionalità di chi li ha commessi?

    Un luogo comune è sempre falso, anche quando dice il vero: è falsa, ingannevole la trita riproposizione di pensieri altrui, senza che vi sia stato un preventivo filtro da parte nostra, con la nostra cultura, la nostra personalità, la nostra sensibilità, e non è solo un pessimo sintomo di pigrizia intellettuale. È anche estremamante pericoloso, perché ci fa bere tutto ciò che ci viene proposto dalla propaganda. E quando siamo convinti della radicale diversità, della pericolosità dell'altro, nella migliore delle ipotesi ce ne freghiamo perché calpestano i suoi diritti. Nella peggiore delle ipotesi siamo noi stessi a calpestarglieli: impauriti, paranoici, ma anche legittimati. È la paranoica retorica della "sicurezza" che arma le nostre mani di assassini. Forse ce lo scordiamo ma, con la Germania nazista e il Sudafrica dell'apartheid, siamo uno dei pochi paesi al mondo che nel corso del XX secolo hanno approvato un pacchetto di leggi razziali. Di leggi che discriminavano un gruppo di esseri umani in ragione della loro appartenenza ad un gruppo etnico, sociale, religioso.

    Esagero? Quel tempo non tornerà più? Ragioniamoci su: in alcune province è stato istituito il commissario speciale per i rom; significa che - per la prima volta dal 1938 - è stato emanato un provvedimento che distingue i suoi destinatari in ragione dell'appartenenza etnica, non in ragione, ad esempio, del fatto di aver commesso o non commesso un reato, un abuso, un delitto. Si parla sempre più insistitamente di prendere le impronte digitali ai bambini rom. La propaganda ce lo presenta ancora come un atto di doverosa cautela nei confronti di una popolazione che altrimenti non saprebbe badare a sé stessa, non manderebbe i figli a scuola. Cfr. questo articolo del Corriere. Se qualcuno ha studi storici alle spalle, si ricorderà che l'espansione coloniale europea nel Sette e Ottocento è avvenuta con la giustificazione del fatto che era dovere dell'Europa - più avanzata - portare il "gravoso fardello" della civilizzazione agli altri popoli (adesso in realtà diciamo di "esportare democrazia", ma il senso non si discosta di molto).

    Ma io ho anche una critica più immediata, che denuncia senza remissione il populismo di questo modo di operare del nostro governo e dei nostri sindaci. Se è vero che il provvedimento è destinato a salvaguardare la scolarità dei bimbi rom, dove sono i soldi per i progetti di inserimento? Dove quelli per le strutture, le scuole, gli insegnanti? Dove sono quei soldi nel bilancio dello Stato, Onorevole Dottore Cav. Berlusconi, dove sono nel bilancio del Comune di Roma, Illustrissimo Sig. Sindaco di Roma Dott. Ing. Alemanno? Fatemi vedere le variazioni di bilancio, mostratemi le delibere di Giunta, le ordinanze sindacali, i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri con cui si stanziano i fondi per raggiungere questi obiettivi così nobilmente e altamente strombazzati! Fatemeli vedere, altrimenti saprò - e sapranno i miei pochi lettori - che state mentendo, che il vostro scopo nell'umiliare questa gente prendendo loro le impronte non è la loro scolarizzazione, ma la semplice soddisfazione del meschino desiderio di "sicurezza" dei Vostri elettori!

    Suggerisco di dare un'occhiata a questo sito, per chi avesse voglia di approfondire alcune delle tematiche che ho sollevato e per chi sentisse il bisogno di avere qualche argomento da contrapporre ai conversatori da bar, con un'avvertenza che viene da Marx (Groucho): "Non discutete mai con un idiota. La gente potrebbe non notare la differenza!"

    September 04

    È quel che è

    È quel che è
    di Erich Fried (Vienna, 1921 – Baden-Baden, 1988)
    È assurdo 
    dice la ragione
    È quel che è
    dice l'amore
    È infelicità
    dice il calcolo
    Non è altro che dolore
    dice la paura
    È vano
    dice il giudizio
    È quel che è
    dice l'amore
    È ridicolo
    dice l'orgoglio
    È avventato
    dice la prudenza
    È impossibile
    dice l'esperienza
    È quel che è
    dice l'amore
    da “Es ist was es ist”, 1983 – Sentita a “Con parole mie” del 18 giugno 2008.